Dio nessuno l’ha mai visto(?)

“Dubitando ad veritatem pervenimus”

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Nel corso del tempo e degli anni, regalando il Messaggio di Dio Padre dettato a Madre Eugenia mi sono imbattuto in generale in 3 tipologie di persone ..

Quelli che con semplicità di cuore hanno accolto questa realtà e che, senza porsi tante domande, si sono lasciati abbracciare e toccare dalla disarmante semplicità delle parole del Padre Celeste e dalla loro Potenza ….. E sono ben più del 90% delle persone.

Quelli che, come i cristalli di brina depositati dall’aurora sulla corolla dei fiori assetati di luce, pur sentendo echeggiare l’eco di verita di quelle parole contro le pareti del cuore avevano tutta una serie di dubbi (legittimi) sulla natura, sulla possibilità, e sulla tipologia delle apparizioni che Madre Eugenia ebbe di Dio Padre…

E poi con disarmante pragmaticità ho constatato della presenza di un’ultima, assai esigua minoranza di persone, che per numeri è  inferiore all’1% , che si è rifiutata di credere a prescindere tout court: per preconcetto, sospetto, indifferenza, pregiudizio o per qualsiasi altra imperscrutabile ragione celata nelle pieghe a volte emblematiche, a volte illogiche, a volte inspiegabili della natura umana.

Sia ben chiaro, la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo e con i 73 libri della Bibbia, e nessuno è obbligato a credere ad alcuna Rivelazione privata e la Chiesa per questo, non impone ad alcun credente l’obbligo di necessità di credere neppure alle apparizioni di Lourdes, Fatima, La Salette, ne a qualsiasi altra Rivelazione privata riconosciuta autentica pure da essa stessa.

E’ anche vero che viviamo in un tempo in cui dire che siamo letteralmente bombardati da messaggi (di veri o sedicenti veggenti), apparizioni, rivelazioni (con tanto di segreti, segni,profezie..) appare quasi essere un ridicolo eufemismo. In rete è possibile trovare letteralmente di tutto: parole, profezie, segreti, moniti attribuiti al Padre, a Gesù a Maria, allo Spirito Santo.. e a mistici (o sedicenti tali) che hanno rivelazioni private da ogni genere di santo che l’umanità abbia mai visto….

Ma forse una semplice riflessione per chi cerca un po’ di luce, in questo mare magno di confusione, appare solida e visibile come il massiccio dell’Himalaya tra le pianure sconfinate dell’Asia: se quella ricevuta da Madre Eugenia in 20 secoli di cristianesimo è l’unica rivelazione privata della Prima Persona della Santissima Trinità riconosciuta autentica dalla Chiesa, forse un motivo ci sarà???

E il fatto che tutto questo sia accaduto nel secolo appena trascorso, forse pone un interrogativo tanto incipiente quanto trascurato: tutto questo ha davvero una relazione con noi e il nostro tempo?

Le riflessioni che provo a buttare giù, consapevole che la materia supera di gran lunga l’esiguità delle mie forze, riguardano quindi per lo più la seconda delle tre tipologie di persone di cui parlavo sopra, o tutt’al più qualcuno appartenente alla prima che avesse il desiderio di approfondire o capire meglio la natura di queste apparizioni…

Lungi da me il tentativo di argomentare, interessare, o peggio convincere, qualcuno che appartenesse alla terza… Visto che imparo dal Vangelo che se c’è stato qualcuno che nella Galilea di 2000 anni fa ha saputo rifiutare le parole di Uno davanti a sordi che udivano, ciechi che riacquisivano la vista, zoppi che camminavano, o morti che risuscitavano,  non vedo come potrei mai avere l’ardire la presunzione o la pretesa di sperare in un esito migliore dalla fragile pochezza delle mie riflessioni.

“Dio nessuno l’ha mai visto(?)” …

La domanda più frequente delle persone che, pur non rifiutando aprioristicamente il Messaggio hanno è: Com’è possibile vedere il Padre…Nessuno lo ha mai visto?

E’ un dubbio di natura teologica che ha una base evangelica e più precisamente in questi passi:

 “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18)

 “Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre” (Gv 6,46)

“Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi” (Gv 4,12)

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto Me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? (Gv 14,8)

La Prima delle considerazioni che mi viene da fare, per tutti quelli che indirettamente o no mi hanno palesato questi passi o per sincero desiderio di capire o per tronfia e saccente incredulità, è che l’equippe di massimi esperti, teologi, esegeti, biblisti, che il secolo scorso e per più di 10 anni di approfondite indagini ha  permesso di dare l’imprimatur della Chiesa  evidentemente conosceva i su menzionati passi di Giovanni….. Se dunque tale imprimatur è stato dato evidentemente significa che, nonostante l’apparente contraddizione, non solo non  c’è nulla nel Messaggio di contrario, pericoloso, o antitetico alla Dottrina, al Magistero, e al bimillenario Insegnamento della Chiesa, ma anzi ve ne è una radicale e stupefacente conferma.

La considerazione appare scontata, ma l’esperienza mi ha palesato che di fatto non lo è affatto per tutti….

La ciceronica “Dubitando ad veritatem pervenimus” vale solo per tutti quelli che la Verità la cercano davvero pervicacemente e con tutto il cuore…Per tutti gli altri il dubbio,di fatto, conduce alla menzogna.

Ma veniamo alla domanda su posta sulla possibilità che il Padre appaia in forma umana …..

Intanto c’è da dire che, nonostante la visione veterotestamentaria sia abbastanza tranchant circa la possibilità di vedere il volto di Dio faccia a faccia, a cercarli con attenzione esistono precedenti persino nell’Antico testamento circa questa possibilità:

come non pensare all’episodio di Abramo alle querce di Mamre…In quel luogo, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda Abramo vide “che tre uomini stavano in piedi presso di lui”(Gen 18,2) davanti ai quali Abramo sentì l’impellente esigenza di prostrarsi faccia a terra. I Padri della Chiesa hanno successivamente identificato in quelle tre Persone la Santissima Trinità…

Almeno in questo caso dunque il Padre, come Gesù e lo Spirito Santo, sarebbe apparso in forma umana già nelle pagine dell’Antico testamento.

Cerchiamo di approfondire allora per capire e per provare a dare una risposta più profonda all’interrogativo.

Alla luce della lettura dei passi di Giovanni cui sopra la domanda che sorge spontanea è dunque questa: ma è possibile vedere il Padre faccia a faccia sulla povera terra nella quale ci troviamo?

E’ interessante perché la scrittura veterotestamentaria, a parte l’episodio molto sottile teologicamente occorso ad Abramo alle querce di Mamre, sembra rispondere a questo interrogativo, e la risposta sembra essere inequivocabilmente NO.

Persino Mosè, il più grande Profeta che Israele abbia avuto, il depositario della Legge, colui del quale si dice nella Scrittura che “Il Signore gli parlava  faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico”(Es,11), quando chiese a Dio di poter vedere il Suo vero volto ricevette da Lui questa risposta: “Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e proclamerò il mio nome… Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo… Ecco un luogo vicino a me… Tu vedrai le mie spalle, ma il mio volto non si può vedere”.(Es:33,18)

La domanda di Mose è la stessa di Filippo e in fondo esprime in maniera semplice il desiderio più grande insaziabile e profondo che c’è nel cuore dell’uomo, di ogni uomo, e che è quello di “vedere Dio faccia a faccia”….

Sembrava che a Filippo (come ad ogni uomo infondo) non bastassero più tutti i miracoli, i prodigi, le guarigioni, i morti risuscitati che aveva visto…. Filippo pare chiedere al Signore qualcosa di più…. Qualcosa che ha come scaturigine l’abisso più profondo della sua anima: il desiderio di vedere il Padre….di vedere Dio faccia a faccia.

Evidentemente tutto il passo ruota intorno al significato del verbo “vedere” che Filippo sembra intendere in maniera umana e carnale e che Gesù invece (apparentemente ignorandola su questo aspetto) traghetta su un piano più alto, che è la vertiginosa vetta della più profonda e imperscrutabile esigenza dell’anima umana.

La risposta di Gesù è indubitabile e inequivocabile: l’unico modo per noi di poter “vedere” il volto del Padre dalla povera, misera, dimensione umana nella quale ci troviamo è quello di indossare gli occhiali della fede e più precisamente della fede in Lui.

Il venerdì santo però, durante la morte di Cristo, accade qualcosa di sorprendente….Qualcosa che definire grandioso rispetto al passato sembra davvero poco. Forse il termine più consono è  lacerante :

Il giorno della morte di Cristo la scrittura dice che “Il velo del Tempio si squarciò nel mezzo” (Lc 23,45)

Con la morte di Cristo quindi quel velo che impediva la vista dei connotati di Dio a tutti…Quel Dio che era prerogativa esclusiva del Sommo Sacerdote nel Sancta Santorum del Tempio di Gerusalemme e nel giorno dello Jom kippur,  diventa visibile a tutti. Ha un volto, tutti possono avere l’ardire di guardarLo….Tutti quelli che hanno, che scelgono di avere fede in Gesù.

Tanto per dare l’idea della straordinarietà del fatto, lo storico ebreo Giuseppe Flavio diceva che nemmeno due cavalli legati a questo grande velo o tenda, sarebbero riusciti a strapparlo. La sua manutenzione era veramente un’impresa: alto quasi venti metri (un palazzo di 7 piani!!!) e spesso dieci centimetri, per poterlo arrotolare si diceva che ci volessero una settantina di uomini…

Per la prima volta dunque succede qualcosa di straordinario rispetto al passato e alla millenaria visione ebraica veterotestamentaria: Dio non è più inaccessibile all’uomo, ha dei connotati circoscritti e identificabili, un volto visibile… Che è quello di Gesù.

E’ la Luce della Rivelazione che ci ha portato il Signore nel Nuovo Testamento.

Guardando Lui, al suo Amore, al modo con cui ci ha amato…. Possiamo vedere gli esatti connotati del volto del Padre.

Da Gesù in poi dunque accade qualcosa di assurdo e inspiegabile per il mondo antico.

Il sacro velo del Tempio, quella “cortina di porpora violacea e scarlatta”(Es26,30) ordinata su misura da Dio stesso a Mose che separava il luogo dell’alleanza dal luogo dell’offerta e del popolo, si squarciò nel centro dunque, a immagine del costato del Corpo di Cristo appena lacerato..

In una sola parola quindi per incominciare a  rispondere all’interrogativo posto in questo lavoro: Madre Eugenia ha potuto vedere il Vero Volto del Padre persino più di Mose, soltanto perché prima di lei c’è stato Gesù, unico Vero Volto del Padre…che con la Sua Passione, Morte e Resurrezione ha squarciato il velo del Tempio permettendoci di iniziare a vedere e conoscere i veri connotati del Volto del Padre, di quell’Arca che  custodisce la Parola, proprio come il nostro viso con le sue espressioni custodisce,  ricopre, e da forma alla nostra .

Lo stesso Mosè, il più grande profeta di Israele non ha potuto godere di questo privilegio.…Madre Eugenia ha potuto godere di questo privilegio, persino più dello stesso Mosè soltanto perché prima di lei c’è stato Gesù che squarciando nel centro del “Sancta Santorum” del Suo Corpo il velo del tempio ha annientato la distanza tra il Cielo e la terra mostrandoci dalla lacerazione del Suo Costato la nuova e non più inaccessibile Arca del Volto del Padre.

Cosi, come il Volto del Padre significato nell’Arca antica rimase nascosto agli uomini dietro il velo del Tempio, allo stesso modo il Volto dell’Arca della Nuova Alleanza che avrebbe custodito il Verbo rimase celato agli uomini dal velo dell’insondabile umiltà che  rivesti la Gloriosa Vergine Maria. E come l’Arca antica fu realizzata nei minimi dettagli obbedendo alla lettera alla Volontà di Dio rivelata a Mose per realizzarla,  la Vergine sarebbe stata l’Unica degna di divenire nella Sua carne Arca della Nuova Alleanza per non aver mai disobbedito, col peccato, alla volontà di Dio.

Senza temere di compiere alcun abominio teologico dunque si può dire con certezza che le scritture non solo concordano, ma altresì sottolineano, che da Cristo in poi, il vero volto di Dio e della Sua Arca Maria, non è più nascosto all’uomo e può essere visto.

Dunque ricapitoliamo: La concezione veterotestamentaria non prevede che si possa vedere il volto di Dio in forma umana, tuttavia, nonostante questo contiene in nuce questa possibilità (proprio perchè Parola divinamente ispirata che supera le temporali categorie umane) e precisamente in un episodio nel quale non solo il Padre, ma la Trinità intera appare in forma umana ad Abramo alle querce di Mamre.Gesù poi supererà questo concetto dimostrando che non solo Dio può apparire in forma umana ma può letteralmente incarnarsi divenendo Uomo e che la ferita del Suo Costato diventa la porta per poter vedere, significata nei sacramenti, l’inaccessibile Arca del volto del Padre che custodisce in se la Parola.

padre3Viene da sorridere poi alle argomentazioni dei detrattori di questa possibilità se si pensa che lo Spirito Santo per tradizione e per Vangelo è sempre stato rappresentato e visto sotto le sembianze di una colomba,che è un animale bellissimo e nobilissimo, ma pur sempre un animale….Se lo Spirito Santo dunque che per la teologia nel mistero della Trinità è Dio ed è Persona al pari del Padre e del Figlio, ha scelto di mostrarsi sotto la forma di un magnifico animale, il Padre non avrebbe la licenza di assumere quella umana, peraltro già assunta e incarnata da Gesù?

Ma in che modo possiamo dire che Madre Eugenia ha visto il Volto del Padre e perché nei passi su menzionati di Giovanni sembra impossibile che questo accada?

Anche questo è un punto importantissimo che spesso ho notato che genera confusione e cercherò nei limiti delle mie capacità di fare chiarezza:

“Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità(Gv4,24)”

La Scrittura parla di Dio come Amore infinito e Spirito puro e quindi è chiaro che nessuno, neppure Madre Eugenia si può dire che possa aver mai potuto vedere il vero volto del Padre nella Sua essenza ontologica più profonda.

Dio, essendo Spirito e Amore puro e infinito non può essere “visto” in pienezza da un occhio umano perchè non ci basterà l’eternità per vederLo adorarLo e contemplarLo nell’essenza di tutta la Sua Infinita Bellezza di Luce e Amore purissimo.

Bisogna capire allora in che senso Madre Eugenia ha visto e ha parlato col Padre….:

Sicuramente lo ha visto in forma umana perchè così Madre Eugenia ci ha indicato di vederLo ad esempio quando le prendeva la mano e, guidandogliela con la Sua, le dettava il Messaggio in latino a lei che, di fatto, avendo soltanto la 5° elementare non riusciva a scrivere…

Si può dire dunque che il Padre, con un atto di umiltà immenso, si è chinato, apparendo in forma umana a madre Eugenia per adattarsi quanto più possibile alle sue e nostre categorie.

Ma teologicamente è corretto e ha senso tutto ciò?

Parlando con un fine teologo mio carissimo amico sono venuto a conoscenza dell’esistenza di un principio splendido della teologia che dice sostanzialmente questo:

“Se una cosa è tonda e Dio vuole farla conoscere ma la struttura della retina di chi la guarda consente di vedere solo forme quadrate allora Dio comincerà a mostrarla quadrata aspettando pazientemente che la forma dell’occhio del destinatario si adatti a vedere e riconoscere le forme tonde”.

E’ il principio per cui Dio, quando vuole comunicare una verità, si adatta alle categorie delle sue creature per rendersi quanto più possibile vicino e conoscibile da loro, per poi portarle, lentamente, e rispettando i loro tempi, verso la Verità.

La teologia insegna dunque che spessissimo Dio sacrifica la Sua Grandezza per avvicinarsi quanto più possibile alle sue creature…

Questo principio impregna costantemente ogni pagina della Bibbia…

Per fare un solo esempio tra i mille possibili: il sacrificio antico.

Era contenuto nei cromosomi culturali dell’ebraismo, millenni prima di Cristo, il concetto che i peccati potessero essere rimessi dai sacrifici di animali….

Il concetto del sacrificio era giusto, anche se la concezione che gli animali potessero lavare i peccati era l’imperfezione, l’errore contenuto nelle categorie antropologiche religiose e cultuali del tempo.

Dirà infatti poi la Lettera agli Ebrei:  “poiché è impossibile eliminare i peccati con il sangue di tori e di capri.”… che non possono mai togliere i peccati,  Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio,(Ebrei 10,4).

Così l’Onnipotente, chinatosi sulle categorie delle Sue creature, ha adattato il Suo disegno di salvezza a loro per poi sostituire al momento opportuno il sacrificio di tori e di capri con quello di Se stesso….

Un concetto che sarebbe stato impossibile da accettare e fare proprio dall’Ebraismo antico : va bene un Dio che è Amore…. Ma mai fino al punto di assumere in Se stesso la natura umana per  lasciarsi uccidere dalle Sue stesse creature tra gli strazi, la vergogna, e i supplizi più atroci che si possano immaginare, pur di salvarle.

E il mistero ad esempio dell’Incarnazione?

Non esprime la volontà stupenda di un Dio che desidera così tanto avvicinarsi all’uomo e alle sue umanità che, pur di toccarlo nella sua dimensione più totale, ha scelto di prendere carne nascendo da una Donna che Gli desse in pienezza la natura umana oltre a quella divina che già gli apparteneva?

Eppure soltanto molti secoli dopo, e dopo essere passati attraverso innumerevoli eresie, il concilio di Calcedonia (451) avrebbe declinato questo mistero  nell’assunzione dogmatica di Gesù quale “vero Dio e vero uomo” per noi oggi quasi scontata ma assolutamente incomprensibile e impensabile nel mondo antico.

Allo stesso modo dunque l’Arca Antica non solo conteneva in nuce l’immagine di Maria, Arca della Nuova Alleanza, ma anche la possibilità che un giorno sarebbe stato possibile per tutti vedere il volto di Dio in quell’Arca, i connotati d’Amore dell’inaccessibile Volto del Dio di Israele.

Dio si china dunque sulle categorie imperfette delle Sue creature per farsi quanto più vicino possibile a loro, fino ad assumere la loro stessa natura assumendo su di Se le loro imperfezioni e caducità  per condurle poi, con i loro tempi, verso la Verità.

E’ forse il concetto più splendido e teologicamente uno dei più onnipresenti nella Bibbia che si conosca.

Lo si può trovare praticamente in ogni mistero della fede cattolica e praticamente in ogni pagina della Bibbia.

 

La Gestazione di Maria Santa Anastasia e il Volto del Padre

Tu sei colei che l’umana natura nobilitasti si… che ‘l Suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura”

(Dante,Paradiso,cantoXXXIII°)

La Chiesa venera Maria anche con il titolo di Arca della Nuova alleanza.

Cerchiamo di approfondire meglio.

Biblicamente  il numero 40 esprime un tempo di transizione da una realtà vecchia, ad una nuova:

40 sono i giorni in cui è durato il diluvio che avrebbe portato al mondo nuovo che sarebbe venuto…

40 sono all’incirca le ore di Cristo nel sepolcro, gli anni trascorsi da Israele nel deserto prima di arrivare alla Terra promessa, i giorni trascorsi da Mose sul Sinai prima di avere le tavole della legge….

Quel 40 quindi esprime quindi i connotati di una realtà vecchia, di dolore, di morte, di schiavitù, di assenza di Legge,  che Dio è in procinto di  ricreare e trasformare in una nuova.

7 invece è il numero chiave dell’Antico testamento per esprimere la pienezza per eccellenza, il tempo necessario a Dio per completare la creazione…

Ora è noto che il tempo di gestazione per una donna incinta in attesa del parto è un tempo che oscilla tra la fine della 38 esima e la fine della 42 esima settimana.

Quaranta sono dunque le settimane necessarie mediamente ad una donna per portare a termine una gravidanza.

Quindi, così come l’Arca antica, tabernacolo della presenza di Dio, e volto nascosto di Lui agli uomini, ha accompagnato Israele nel deserto per 40 anni, dall’Egitto alla terra Promessa, celando agli uomini i connotati del Suo Volto, allo stesso modo Maria, nelle 40 settimane di doloroso silenzio (verso il suo sposo Giuseppe) della sua gestazione sarebbe divenuta l’unico volto nascosto di Dio tra gli uomini. In quelle 40 settimane quindi, mentre il vero volto di Dio si formava nel suo grembo, il volto di Maria diveniva l’Unico volto visibile (a Dio) e al contempo nascosto (agli uomini) dell’Arca della Nuova Alleanza, del Tabernacolo del Dio vivente tra gli uomini.

In quel 40 volte 7 della durata della gestazione di Maria è dunque divinamente significata tutta la realtà di esodo, che Israele aveva vissuto (prefigurativa di quella di tutta l’umanità prima della redenzione) e al contempo tutta la realtà nuova di salvezza che Dio stava iniziando a ricreare con la venuta in Lei del Salvatore.

Si può portentosamente dire allora che Dio non solo ha reso veramente visibile il Suo volto in Gesù, ma almeno in quelle 40 settimane di gestazione ha scelto che Maria divenisse fisicamente il volto della Sua nuova Arca, celato agli uomini sotto quel velo umile, che Lei sempre indossava, al pari di come lo era quello dell’arca antica dietro il velo del Tempio.

Maria è colei che in quelle 40 settimane ha dato il volto a Dio, il quale ha preso da Lei tutta la natura umana e dallo Spirito Santo tutta quella divina.

E’ Lei lo stampo che Dio ha usato per darsi un volto, è il Suo volto il modello che l’Altissimo ha scelto per dipingersi, per darsi dei connotati che necessariamente dai Suoi avrebbero dovuto prendere forma.

Sono Suoi i tratti somatici che lo Spirito Santo avrebbe scelto di guardare estasiato, come Sposo Innamorato, per formare da Lei e in Lei i connotati dell’Uomo Dio.

La Basilica di Santa Anastasia in Roma contiene e unifica i significati spirituali più profondi di queste realtà:

il velo di Maria : che incornicia e cela il volto di Dio fatto carne dal Suo, modello e stampo del Volto divino nell’esodo verso la salvezza (Bethlehem), durante le 40 settimane di gestazione per partorire, in Gesù, l’Umanità Nuova redenta.

L’Adorazione Eucaristica Perpetua : Che esprime il perenne e perpetuo volto di Dio presente tra gli uomini e rivelatosi in Gesù.

Si può quindi dire che Santa Anastasia unifica e prodigiosamente proietta, attraverso l’Arca Maria, il volto di “Jhwh”,  dell’innominabile e invisibile  “Dio di Israele” dall’Antico Testamento nel Nuovo.

Stupendi e insondabili nelle loro profondità sono i segni che celano in questa chiesa il volto  nascosto del Padre.

 

Il volto del Padre svelato a Madre Eugenia

Per tornare alla domanda dell’articolo dunque e alla possibilità che il Padre sia realmente apparso a Madre Eugenia in forma umana direi che a questo punto sorge spontanea la domanda contraria: sulla base del Principio teologico precedentemente menzionato e sul fatto che da Gesù in poi il velo del tempio è stato squarciato e Dio si è reso visibile in Gesù all’uomo, se il Padre come Persona distinta della santissima Trinità, in un dato momento della storia avesse scelto di farsi vedere da una Sua creatura chinandosi sulle sue categorie, quale forma avrebbe mai potuto scegliere di prendere?

Viene spontaneo rispondere: se non in forma umana come?

Eppure a ben pensarci nel cuore dell’uomo sembra esistere un mistero tanto enigmatico quanto contraddittorio: quello di voler continuare a nascondere il vero Volto del Padre.

Sembra quasi che più il Padre faccia di tutto per svelare all’uomo i connotati del suo Vero volto, più questi risponda a sua volta con il tentativo maldestro e ottuso di continuare pervicacemente a nasconderseli.

Sembra quasi che una volta squarciato il velo del tempio, quella “cortina di porpora violacea e scarlatta” spessa ben 10 cm, l’uomo non abbia trovato di meglio da fare che di cercare sistematicamente di rattopparlo per privarsi nuovamente della vista di Dio….

Ma il velo del tempio è stato squarciato al centro, così come il costato di Cristo e la storia, almeno nella concezione cristiana, non torna indietro.

Dio-Padre-Madre Eugenia stessa sperimentò questa dolorosa realtà quando fece dipingere un quadro da un pittore nel quale appariva il Padre così come lei lo vedeva: capelli neri e lunghi, occhi scuri, senza barba e con il mondo sul Cuore e la corona della Sua Gloria e lo Scettro della Sua Onnipotenza ai Suoi piedi. Fu costretta poi dalle autorità ecclesiastiche a far mettere una finta barba sul Volto del Padre che lei di fatto non vedeva, pena: la mancata divulgazione dell’immagine… Questo per allineare l’immagine alla tradizione iconografica occidentale che ha sempre rappresentato il Padre come un grande vecchio, buono, solenne, dalla lunga barba fluente…

Posso solo vagamente provare ad immaginare la sua sofferenza nel dover oscurare il vero volto del Padre dietro quella barba.

Ma quella finta e folta barba messa sul volto di Dio Padre da coloro che per primi ne dovevano tutelare i connotati, proprio come i dottori della legge che 2000 anni fa non riconobbero il Volto di Dio in Gesù, esprime infondo un concetto e una realtà di spirito ben più profonda…

Noi non conosciamo il Vero volto di Amore del Padre, continuiamo a nasconderlo e a nascondercelo, deturpandolo e impiastricciandolo sotto infinite finte barbe che ne imbrattano e mistificano i connotati.

La finta barba dei moralismi, dei legalismi, delle austerità e delle punizioni che ci invierebbe come conseguenza dei nostri peccati, la finta barba che ancora oggi lo identifica con un iracondo castigatore rendendolo responsabile (agli occhi di tanti, e pure dotti teologi) dei terremoti, delle catastrofi naturali e di tutti i mali e i flagelli del mondo…

Mi domando che genere di Volto sia quello inciso in questi cuori: quello di un Dio che prima sceglie di morire in croce tra gli strazi più atroci per salvare le Sue creature per poi punirle e farle soffrire con un castigo del quale molto spesso poi peraltro sono proprio gli innocenti a pagare maggior pegno.

“Ciò che vi dico è talmente vero che se fosse bastata una delle mie creature per espiare i peccati degli altri uomini, mediante una vita e una morte simile a quella del Figlio mio, avrei esitato. Perchè? Perchè avrei tradito il mio Amore facendo soffrire un’altra creatura che amo, anzichè soffrire Io stesso, nel Figlio mio. Non avrei voluto mai far soffrire i miei figli.”(dal Messaggio del Padre)

Ma a rifletterci quelle finte barbe con le quali ancora oggi deturpiamo il Suo Volto in realtà esprimono solo le nostre cecità, le nostre ottusità, i nostri miseri e angusti steccati messi a delimitare i perimetri di un Amore così sconfinatamente Grande, che vorremmo adattare alle nostre penose categorie moralistiche, e che a stento, fatichiamo persino lontanamente a immaginare.

Quanto è vero che continuiamo a nasconderci il volto del Padre, a rimettere le toppe al velo del Tempio di Gerusalemme: anche se cattolici da una vita, anche se teologi, anche se praticanti e ferventi…. In fondo una parte di noi continua a avere paura del Suo Volto.

In fondo la domanda: “Ma Dio nessuno l’ha mai visto?” già presente in tutti come domanda si è lentamente modificata perdendo il punto interrogativo cristallizzandosi come affermazione nel cuore di tutti e definendosi poi, per chi è religioso, nelle varie e sante (per carità) devozioni alternative.

Ma il Padre….. il Padre è considerato troppo in alto… Irraggiungibile… “Nessuno lo ha mai visto”. Non si osa parlare, dialogare con Lui più di poco…Si ha paura di chiedergli spiegazioni davanti al misteri della vita o del dolore come un figlio farebbe col suo papà. Eppure nell’unica preghiera che ci ha insegnato Gesù ci viene insegnato a fare proprio questo….

Prigionieri di questo “timore eccessivo” semplicemente, e senza nemmeno accorgercene, lo si estromette dal primato e dalla confidenza che dovrebbe avere nel nostro cuore…Ci si rivolge ai santi, alla Vergine Maria, magari alla Sacra Famiglia o a Gesù…… e va benissimo per carità…..Chiediamo intercessioni…ma parlare direttamente con Lui, chiamandolo Papà ci pare troppo, impossibile…..Dio è troppo in alto…..“Nessuno lo ha mai visto” occorre chiedere solo intercessioni.

E’ il motivo per cui il Padre stesso nel Suo Messaggio esordisce con questa affermazione:

“Ecco il vero scopo della mia venuta:vengo per bandire il timore eccessivo che le mie creature hanno di Me..”

E’ il motivo per cui si è mostrato a Madre Eugenia in forma umana, col globo del mondo sul Cuore e con lo scettro della Giustizia e la corona della sua Gloria ai suoi piedi….Della serie: l’unica cosa che mi interessa è avere le mie creature sul mio Cuore, che non mi considerino più tanto come il Giudice Onnipotente … Ma soltanto come il loro Papà Celeste.

Non si è mai vista un immagine più tenera di Dio Padre di questa…Eppure questo è il Suo Vero volto.

 

Il Padre Medjugorje e l’esito di ogni spiritualità

 

Il Padre è l’alfa e l’omega, Colui al quale dovranno convergere tutte le devozioni e tutte le spiritualità.

Quella a Dio Padre dunque non è una facoltativa devozione o una bella spiritualità tra le tante che ci sono ma il compimento in pienezza di ogni cosa.

Il compimento in pienezza di ogni apparizione Mariana, di ogni percorso di spirito, di ogni devozione e di ogni realtà di spirito persino non cristiana ma orientata sinceramente alla ricerca della Verità.

Gesù stesso si è definito “Via,Verità e Vita”….Non si è definito mèta, perché la mèta di tutto e per tutti è il Padre.

Non tenere conto di questa realtà di Spirito è come non tenere conto dell’esito di ogni cosa.

Così, per usare un’immagine biblica: se Gesù è la Via che si spalanca dalla ferita del Suo Costato, Maria la Madre premurosa che ci tiene per mano e ci accompagna lungo il cammino, e lo Spirito Santo è il vento che ci spinge lungo questa Via, il Padre è la mèta, la destinazione finale del viaggio, l’esito finale di tutto.

Non tenere conto di Lui, della mèta, è come fare un viaggio senza avere la destinazione finale…. Come girare in loop intorno a un palazzo o intraprendere un viaggio senza mettere la destinazione finale nel navigatore dell’automobile.

Quante volte ho visto, anche in diversi gruppi di preghiera nati a Medjugorje (realtà meravigliose ispirate dallo Spirito Santo) quanto il Padre di fatto è il grande assente…

Si loda il Signore Gesù, si invoca lo Spirito Santo, si ringrazia col canto Maria…

E il Padre?

Il massimo che gli si concede (quando si è fortunati) è un grazie a fine preghiera…

 

Eppure questi gruppi meravigliosi nascono da Medjugorje e li si ispirano e, se vogliamo tenere conto delle apparizioni di Medjugorje (le più credibili e le più solide attualmente in corso) li Maria ci sta portando, lungo la Via che è Suo Figlio, proprio verso il Padre.

Qualcuno leggendo e approfondendo i Suoi Messaggi se ne è accorto e ha sentito l’esigenza di evidenziarlo…

http://biscobreak.altervista.org/2013/12/il-padre-celeste-nei-messaggi-di-medjugorje/

Maria è la Madre di tutti e adesso da Medjugorje, con la delicatezza dell’umiltà che le è propria, ci sta conducendo silenziosamente attraverso Suo Figlio verso il Padre. Sa che non conosciamo il Suo Volto, che alla domanda naturale presente in tutti: “Dio nessuno l’ha mai visto?” il timore eccessivo che abbiamo di Lui ci ha fatto togliere il punto interrogativo…

Sa che continuiamo a deturpare i suoi connotati di Amore con infinite finte barbe umane, sa che continuiamo a rimettere indietro l’orologio della storia mettendo pezze al velo del Tempio per nasconderci l’Arca del Suo volto oramai visibile e accessibile a tutti grazie a Suo Figlio.

 

“Non sono venuto per abolire ma per portare a compimento”(Mt 5,17)

Ad alcuni (pochi per la verità) di quei cari fratelli e amici tra i carismatici che non conoscendola guardano con sospetto e diffidenza questa realtà, mettendo condizioni, divieti, temendo “pericolose commistioni”…Vorrei solo dire, senza alcuno spirito polemico, che il cristianesimo dovunque ha attecchito per opera dello Spirito Santo non ha mai messo muri, operato conservatorismi, guardato con sospetto o peggio abolito o raso al suolo le realtà esistenti ma ha sempre unificato, dato compimento a ciò che già esisteva, anche se imperfetto: arricchendolo, integrandolo, assumendolo in se e portandolo a perfezione.

E’ la logica divina del’ “et et” contrapposta a quella umana dell’ “aut aut”.

Dovunque lo Spirito abbia seriamente soffiato ha sempre fecondato le realtà esistenti partendo da ciò che di buono e di vero esisteva in quelle realtà. Non ha mai raso al suolo per ricostruire. Ha sempre edificato e moltiplicato partendo dai 5 pani e 2 pesci di verità e concretezza che quelle realtà erano capaci di produrre.

Per fare un solo esempio tra gli infiniti possibili, la Madonna di Guadalupe che rimase impressa nella tilma dell’ indios Juan Diego il 12 dicembre del 1531 è apparsa a quell’umilissimo fanciullo mostrandosi esattamente con i connotati della cultura pagana degli aztechi :
– Si è inserita nei giorno delle festività pagane ivi preesistenti (il 12 dicembre era nel 1531 il solstizio d’inverno, la festa del Dio sole Huitzilopochtli… ),

– E’ apparsa con i connotati meticci (profetizzando così la gigantesca portata ecumenica di intreccio culturale che tale mariofania avrebbe comportato negli anni a seguire),

– Sul Tepeyac (dove si venerava la paganissima dea madre “Coatlicue” che aveva concepito verginalmente il dio “Quezalcoatl”, salvatore del suo popolo e del ritorno del quale tutti gli aztechi erano in attesa…) e con una simbologia e una quantità di richiami antropologici tali da fondere in maniera perfetta e stupefacente la realtà biblica e quella locale nonostante quest’ultima fosse addirittura pagana politeista e animista!!!

Tutto questo si tradusse nell’arte nei capolavori meravigliosi del “barocco meticcio”: città intere capaci di fondere e integrare meravigliosamente e in maniera armonica i canoni artistici dei nativi con quelli dei colonizzatori occidentali.

Sarebbe stata poi nell’ ottocento la rapace borghesia imprenditoriale illuminista di matrice massonica che avrebbe, con la logica dell’aut aut, cominciato a spazzare via l’architettura straordinaria delle città coloniali e delle missioni, sostituendola con quella di imitazione europea delle nuove città borghesi dove per i poveri indios non c’era più alcun posto…

Così, negli stessi decenni in cui la Riforma spaccava la Christianitas nel cuore dell’Europa, con tre milioni di cattolici che in pochi anni precipitavano nei gorghi affascinanti quanto  infimi dei vapori protestanti, lo Spirito trovando divisione cambiava continente, soffiando dalla rocca del Tepeyac il polline della fede sul prato di un popolo affamato di Dio e fecondando i fiori di quasi 9 milioni di cuori  indios che da li, convertendosi, chiedevano il battesimo.

La Verità non teme il confronto ma proprio attraverso esso si esalta, sprigionando tutta la sua potenza soprannaturale..

Se dunque lo Spirito (a differenza degli uomini) ha sempre spirato per unificare e integrare le culture e le religioni diverse, persino quando queste apparivano umanamente inconciliabili, potrebbe mai una realtà mariana, ispirata dallo Spirito Santo ed eucaristica essere in contrasto o inconciliabile con una analoga ispirata dalla Prima Persona della santissima Trinità peraltro nello stesso luogo?

Invece di guardarsi con sospetto, trincerandosi difensivamente ciascuno nei campanilistici steccati della propria identità, non ci sarà magari un disegno di unità e complementarità a cui noi uomini non diamo corso e che sarebbe reso ancora più splendente proprio dalla ricchezza della distinzione?

 

Il 7 Agosto la Trasfigurazione di Cristo e la Potenza Eucaristica del Messaggio del Padre

Una delle constatazioni più evidenti che ho fatto negli anni sul Messaggio del Padre è che la categorie di persone che più facilmente ne sono toccate e ne restano folgorate con maggiore potenza soprannaturale sono sostanzialmente 2: i piccoli, e i sacerdoti innamorati del culto Eucaristico.

I primi lo sono perché il Messaggio parla sostanzialmente a loro, con il loro linguaggio, con l’umiltà e la semplicità di un Papà Grande Grande ma che ama farsi  piccolo per parlare ai Suoi piccolini e farsi ben capire da loro.

Per i secondi la ragione credo che risieda nel fatto che quel Messaggio di fatto ha una potenza eucaristica.

Leggendolo infatti ci si avvicina all’Eucarestia e al culto eucaristico…. È un po’ come se il Padre in quel Messaggio indicasse nel Figlio la strada migliore per comunicarsi a noi.

“Io vengo tra voi per due vie: la Croce e l’Eucarestia!…. E’ sempre per queste due strade che faccio scendere incessantemente sia la mia Potenza che la mia Infinita Misericordia.”(dal Messaggio del Padre)

Questi santi sacerdoti innamorati del culto eucaristico sanno bene, anche quando non hanno conosciuto il Messaggio del Padre, per ispirazione e vocazione soprannaturale, che il Padre è il fine di tutto, l’esito stesso del culto eucaristico perché Gesù si è definito “Via” non mèta. Ecco perché appena lo ricevono è come se trovassero in esso un eco profondo alla realtà di spirito di diffusione eucaristica che portano avanti.

A questo proposito desidero pubblicamente ringraziare don Alberto Pacini Rettore della Basilica di Santa Anastasia in Roma, cuore pulsante di diffusione dell’Adorazione perpetua in Italia, che ha mostrato particolare sensibilità al culto del Padre intuendone l’indissolubile matrice eucaristica e promuovendolo e incoraggiandolo sempre nel rispetto dei tempi della Chiesa e delle sue disposizioni.

 

Una delle domande che mi sono sempre posto e della quale non avevo alcuna risposta fino a poco tempo fa era perché mai il Padre avesse scelto proprio il 7 Agosto come giorno per chiedere al Papa e alla Chiesa la festa liturgica dedicata a “Dio Padre dell’Umanità tutta intera”.

E’ noto inoltre che Madre Eugenia aveva ricevuto dal Padre la richiesta di una veglia di preghiera e adorazione eucaristica dedicata al Padre tra il 6 e il 7 di ogni mese e che terminava poi con la messa dell’aurora del 7 .

Per anni ho partecipato a queste veglie eucaristiche notturne, ma il nesso profondo tra queste veglie e la richiesta del Padre della festa liturgica il 7 Agosto mi è sempre rimasto oscuro.

A chiunque mi ponesse la domanda sul perché la scelta del Padre ricadesse proprio il 7 Agosto poi, ero solito rispondere che si sarebbe dovuto chiederlo a Lui….Consapevole che le Sue vie non sono le mie, che i Suoi pensieri non sono i miei pensieri, e che sicuramente il mistero di questa scelta lo poteva conoscere nel profondo solo il Padre Celeste.

Il pensiero resta sempre questo ovviamente e le cose non sono cambiate anche se devo ammettere che un giorno entrando in una chiesa ne sono uscito con un suggerimento che sento superarmi e che fino ad allora non conoscevo ne avevo mai avuto prima..

Il 6 Agosto si celebra da 1400 anni ormai la festa della trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo sul Tabor. In occasione di questa festa la Chiesa nestoriana all’inizio, e tutta la Chiesa d’Oriente e cattolica oggi,  fa memoria dell’esperienza che Pietro Giovanni e Giacomo fecero sul monte Tabor quando il Signore si trasfigurò davanti a loro.

Rileggiamola allora:

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che aveva­no visto.(Lc 9,28b-36)

 

Uscito da quella chiesa è stato come leggere questa pagina del vangelo da un’angolazione che non avevo mai colto prima.

Non può esistere una voce senza un volto che la contiene e dalle cui labbra esce.

Lo abbiamo visto prima parlando del mistero dell’Arca che conteneva la Parola del Padre…

In questo episodio invece appare un volto, di Gesù, e una voce (del Padre) che indica Gesù.

E’ interessante perché sembra che nel mistero della Trasfigurazione si siano rovesciati i ruoli del Padre e del Figlio….Il Figlio infatti per definizione è il Verbo, cioè colui che da la voce al Padre, colui che indica il Padre…colui che ha per missione quella di parlare del Padre…

Qui invece misteriosamente appare il contrario: è il Padre che indica Gesù, parla di Gesù… e chiede ai suoi di ascoltarlo.

Gesù tace…..

Perché?

Allo stesso modo il volto umano di Gesù sparisce e, trasfigurandosi, comincia ad avere un volto sempre più splendente e simile a quello del Padre.

Il Padre da la voce al Verbo, il Verbo tace e misteriosamente assume il volto del Padre.

Il Padre sparisce indicando il Figlio…. E il Gesù uomo appare divinizzarsi divenendo simile al Padre…

Perché?

Nonostante la grandezza del mistero e l’esiguità delle mie forze credo che per provare a dare una risposta bisogna entrare nella dinamica dell’Amore trinitario.

In questa dinamica ciascuna delle tre persone della santissima Trinità concorre e coopera per la Gloria dell’Altra e facendolo lo fa per quella dell’Unico Dio che sono.

Dal momento della Trasfigurazione in poi (avvenuto secondo la Tradizione 40 giorni prima della crocifissione di Gesù – la data del 6 Agosto fu fissata dalla chiesa d’oriente retrodatandola di un tale tempo rispetto alla Festa dell’Esaltazione della Santa Croce del 14 Settembre), il Padre avrebbe cominciato a donare tutta la Sua Potenza al Figlio, necessaria per vincere le tentazioni nel deserto e per affrontare la Sua tremenda Passione. Questo avviene fino al venerdì santo nel quale il Figlio nell’agonia del Getsemani e attraverso il suo fiat avrebbe ricevuto in pienezza tutta la potenza del Padre per portare a compimento la sua missione. (lo si contempla nel terzo mistero del Rosario del Padre).

Dalla Risurrezione di Cristo in poi sarà il Figlio che facendosi Eucarestia diventerà Via e Volto per donare agli uomini di tutti i tempi la Potenza di Risurrezione ricevuta dal Padre nell’Eucarestia e nei sacramenti.

Ora, il numero 6 biblicamente rappresenta l’imperfezione.

In 6 giorni è stato creato l’uomo vecchio che ha peccato, nel 7° sarà riportata l’Umanità da Cristo al Padre alla pienezza di come l’aveva pensata Lui prima del peccato, perfettamente allineata con i 7 giorni della creazione (inclusivi del giorno del riposo).

Cosi se il 6 Agosto apre il tempo nel quale col mistero della Trasfigurazione il Padre comincia a indicare il Figlio….L’umanità, dalla risurrezione di Cristo in poi, diventa in attesa dell’alba del giorno successivo, di quel 7 Agosto nel quale, completamente riconciliata, tornerà al Padre per mezzo del Figlio allineando perfettamente la nuova creazione con il disegno originario di Dio sulla prima.

Così accade che se biblicamente 6 è il numero che esprime l’imperfezione e 7 è il numero chiave dell’Antico testamento che esprime un concetto di pienezza, con il nuovo Testamento il numero chiave diventa un altro: l’otto.

L’otto infatti biblicamente esprime la realtà della nuova creazione, della nuova umanità, dataci dalla Redenzione operata da Gesù. Con Gesù e in Gesù tutta la realtà è ricreata per essere ricondotta da Lui al Padre.

Non è un caso se di Maria, prototipo dell’Umanità Nuova, si festeggia il Suo Concepimento senza peccato proprio un 8 Dicembre (e per conseguenza la sua natività proprio l’8 settembre).

Non è un caso se i battisteri e i fonti battesimali sin dall’antichità hanno avuto forma ottagonale, proprio per esprimere la creatura nuova rinata e ricreata dal Padre nell’ottavo giorno col Battesimo in Cristo.

Così se in 7 giorni è stato creato il mondo con all’interno l’umanità imperfetta che ha peccato il giorno seguente, l’ottavo, il Padre lo ha usato per ricreare in Cristo proprio quell’umanità ferita.

Infondo forse, il perché più profondo di quelle veglie chieste dal Padre a Madre Eugenia nella notte a cavallo tra il 6 e il 7 di ogni mese lo posso comprendere almeno in piccola parte solo ora:

L’umanità Nuova anche se redenta da Cristo(8) si trova tutta ancora a cavallo tra quel 6 e quel 7.. a cavallo tra l’imperfezione segnata dalle ferite del peccato e  la creazione così come l’aveva pensata il Padre.

Infondo in quel 7 Agosto, quell’7/8, nell’abisso insondabile delle sue profondità sono contenuti e unificati i germi di Luce e gli esiti di entrambe queste realtà:

Lo splendore della Creazione fatta dal Padre prima che l’uomo peccasse(7) e la Nuova Creazione redenta da Cristo e riconciliata da Lui a Dio(8).

Un mistero d’Amore che supera tutte e scienze e le intelligenze.

Maria tutto questo lo sa in maniera infinitamente perfetta e umilmente, in tutte le Sue apparizioni e ancora adesso da Medjugorje, ci sta  preparando, con amore, all’alba di quel giorno.

 

Leonardo

 

Dio nessuno l’ha mai visto(?)ultima modifica: 2016-11-24T12:21:35+01:00da gerbertus
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