Un Orecchio…per Ascoltare

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L’Annunciazione-portale nord della Marienkapelle di Würzburg (XV°sec).Dalla bocca del Padre, discende un tubo dritto nell’orecchio di Maria, seduta e leggente.Lungo il tubo, che presso l’orecchio di Maria si fa colomba, scivola il piccolo Gesù.

 

 

Porgi l’orecchio alle mie parole, o Signore, sii attento ai miei sospiri(Sal 5,1)

 

La morte è entrata per l’orecchio di Eva, la vita è entrata per l’orecchio di Maria”.( Sant’Efraim 306-373)

 

 

 

 

E’ un po’ di tempo che sento l’ondivaga cadenza di una marea che a fasi alterne cresce e deposita sul lido del mio spirito una misteriosa conchiglia…Inizialmente l’ho guardata, poi l’ho osservata, infine  l’ho interrogata stupito…..Poi, come per rispondere a una misteriosa e indecifrabile chiamata l’ho presa tra le mani e ho risposto al suo richiamo.L’ho appoggiata  sul mio orecchio ed ho cominciato ad ascoltare la sua voce. Sussurrava i segreti di un mare inaccessibile,assai più grande di me.. Ho ascoltato il suo richiamo, ho saggiato le profondità dei suoi tesori, ho guardato l’orizzonte stupefacente dei suoi confini che nebulosamente confondeva in me l’azzurro del mare con quello del Cielo.L’esito di tutto questo è quello che qui in maniera assolutamente insufficiente e inadeguata proverò a raccontare. Riguarda proprio la voce di quel mare e il tiepido tentativo del mio orecchio di discernerne le note e le irraggiungibili onde di Luce..La voce di questo mare parlava da quella conchiglia dell’ “orecchio” e dell’ “ascolto”, e di cosa significa nella scrittura tutto questo…Quali tesori, mimetizzati e nascosti dentro concetti apparentemente così semplici..

Nella scrittura centinaia sono le espressioni nelle quali compare la parola orecchio o il verbo ascoltare facendo sempre riferimento alla possibilità o alla grazia di poter ascoltare una parola…

Per citare solo alcuni casi l’orecchio infatti talune volte è sinonimo di “ascoltare” in senso fattivo (“Ascoltate, popoli tutti; porgete orecchio, abitanti del mondo…”(Sl, 49,1)) o esprime l’attenzione di Dio verso l’uomo(“Ecco, la mano del Signore non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire…”(Is 59,1)

Altre volte è usato per intendere la giustizia del Signore verso l’uomo:

 “O Signore, tu esaudisci il desiderio degli umili; per rendergli giustizia tu fortifichi il cuor loro, porgi il tuo orecchio per rendere giustizia all’orfano e all’oppresso”(Sal10 17,18)

Oppure esprime  il grido di Profeti come Geremia che se da un lato chiede a Dio di “non nascondere il Suo orecchio” dall’altro ha piena fiducia nel Suo intervento perché, già in passato, l’Eterno “ha udito la sua voce”…

O che dire di quell’episodio, apparentemente senza valore, ma dalla profondità in realtà sconcertante, narrato nel vangelo di Giovanni dove nel giovedì santo Pietro taglia l’orecchio a Malco, il servo del sommo sacerdote?

“Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco…. (Gv 18,10)”.

Poiché nel mondo ebraico antico non si poteva diventare sacerdoti senza avere l’orecchio destro, l’interpretazione patristica di quell’episodio è che con Gesù finisce l’epoca del sacerdozio antico e il Signore riattaccando l’orecchio a Malco apre la strada al nuovo sacerdozio, incarnato, anzi reimpiantato(come l’orecchio) da Lui.

 

“Colui che ha “impiantato” l’orecchio forse non ode?”(Sal 94,9)

 

Nella Bibbia l’orecchio è sinonimo di “mente” o di “cuore” come organo della cognizione e della volontà.

In ebraico orecchio si dice “Ozen” (אזנ)  e la sua etimologia è composta da tre lettere: “àlef” א, “zàyin” ז, e “nun” נ.(Si legge da destra verso sinistra)

א:La ’Alef  nell’alfabeto ebraico rappresenta Dio nella sua unicità e nel Suo Amore

ז: zàyin è l’iniziale della parola  זן   “zan” =nutre 

נ:nun sta per נפש “nefesh”= anima.

L’ebraico quindi in quell’ “ozen”(אזנ(“Dio nutre l’anima”)così scritto non si limita a esprimere soltanto l’organo deputato alla ricezione dei suoni, ma ne dilata la funzione innalzandolo al punto più alto mai raggiungibile definendolo, nelle pieghe profondissime del suo alfabeto, lo strumento di Dio per nutrire l’anima attraverso l’ascolto della Sua Parola.  La parola אזון “equilibrio”   (izun) inoltre si pronuncia quasi allo stesso modo di   אזנ “ozen” e quasi utilizzando le stesse lettere, associando così al vero e più profondo equilibrio della persona l’ascolto della parola di Dio…

Ora, è interessante notare che la moderna scienza medica ha scoperto solo recentemente che anche la sede dell’equilibrio “fisico” dell’uomo si trova proprio all’interno dell’orecchio in una parte chiamata “labirinto membranoso” nella quale esistono vari recettori o liquidi endolinfatici che mandano segnali al cervello che li elabora e permette di evitare vertigini, sbandamenti, cadute …..

Millenni prima che la nostra moderna scienza medica ci fornisse questa spiegazione la sapienza ebraica conosceva questi recessi della natura umana nelle sue più profonde chiavi spirituali, cristallizzandole nel suo alfabeto che, nei suoi riferimenti antropologici, è indubbiamente uno dei più complessi e profondi mai concepito dall’uomo.

L’orecchio è dunque il mezzo attraverso cui l’anima recepisce il messaggio divino.

La parola “Ozen”, inoltre, deriva da una radice etimologica che, presente anche in molte lingue arabe ed etiopi, significa “essere acuto, appuntito” oppure “volto verso l’esterno”, esprimendo così, nella funzione preminente dell’orecchio, la disponibilità all’ascolto nei confronti degli altri.

Porgere l’orecchio significa quindi in senso biblico essere attenti, aprire il proprio cuore, le disposizioni della propria volontà ad ascoltare una parola esterna, che in ogni caso non viene da noi.

147_1Maria è colei che per eccellenza ha ascoltato ed ha creduto, che si è aperta alla Parola, che ha fecondato in Lei, al punto tale che i Padri della Chiesa sono arrivati a dire di Maria come di “Colei che ha concepito con l’orecchio”, cioè si è posta talmente in “ascolto” che ha accolto totalmente il Verbo dandogli Carne.

Nell’iconografia Ortodossa, uno dei canoni fondamentali che deve avere un’icona Mariana per essere compiutamente definita tale è proprio quello di lasciare scoperto l’orecchio destro di Maria, per esprimere questa realtà profondissima di

 

 

L’Annunciazione – Maria “ascolta” e accoglie lo Spirito Santo che le entra nell’orecchio

fecondità, che in Lei è arrivata ad essere addirittura divina come conseguenza della Sua fede e del Suo totale ascolto della Parola.

bimbA ben guardarlo l’orecchio anche nella sua forma fisica esprime  la sua innata e misteriosissima capacità fecondante….

Scrutando le scritture poi pare proprio che l’Ascolto sia di capitale importanza per l’uomo, anche agli occhi di Dio.

Allo scriba che si avvicinò a Gesù chiedendogli quale fosse il primo di tutti i comandamenti “Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi»(Mc 12,29).

L’espressione riprende i passi del Deuteronomio dove Dio stesso prima di enucleare le dieci Parole le fa precedere da quell’ “Ascolta”.

Perchè??? Sarebbe bastato enucleare il comandamento dell’amore…. Perché farlo precedere e insistere su questa parola: “Ascolta”, tutto sommato apparentemente irrilevante e oltremodo superflua?

In realtà pare proprio che tutto il nodo dell’uomo e della sua libertà abbia a che fare proprio con questa parola…. Che Dio stesso ha messo come preambolo indispensabile di tutte le successive 10 “Parole” che ha lasciato a Mosè sul monte Sinai.

Israele e con lui l’uomo in generale, è richiamato all’ascolto perché, di fatto… Non lo fa…Non ascolta Dio perché infondo non vuole obbedirGli…

L’etimologia della parola obbedire (ob=difronte- (a)udire=ascoltare) significa proprio “ascoltare stando difronte”. Chi non vuole ascoltare di fatto non vuole ubbidire, non vuole mettersi in relazione (difronte) con colui che gli parla; lo sente come un peso, come un estraneo…

L’atteggiamento dell’ascolto (e dell’obbedienza) quindi non è quello della supina acquiescenza, della forzata genuflessione della propria volontà, ma altresì esprime una pari dignità di un uomo che in piedi, mettendosi di fronte all’altro, è capace di mettersi in relazione davvero.

Ma torniamo un attimo all’orecchio e al mondo ebraico.

L’antica legge Mosaica prevedeva che al termine di un periodo di 6 anni, al 7°, lo schiavo poteva decidere se rimanere col suo padrone o se essere libero definitivamente, avendo guadagnato il diritto di andarsene senza dover pagare nulla.

Qualora lo schiavo decideva in piena libertà di rimanere in casa del padrone la Legge prescriveva, in questi casi, che:

“…il suo padrone lo farà comparire davanti a Dio, lo farà accostare alla porta o allo stipite; poi il suo padrone gli forerà l’orecchio con una lesina ed egli lo servirà per sempre.” (Es 21:6)

Si trattava di un vero e proprio comandamento da parte dell’Eterno: la scelta dello schiavo doveva essere libera e serena ma, una volta effettuata, era perpetua e non poteva essere revocata. Per questo motivo, era necessario anche un atto simbolico e un ricordo perenne e visibile, di carattere fisico, che cristallizzasse nel tempo quanto deciso: lo schiavo avrebbe avuto per sempre un foro nel suo orecchio e ciò avrebbe consentito a chiunque di individuare il suo perpetuo stato di sudditanza rispetto al proprio padrone. Questo foro all’orecchio diventava per il servo un motivo di vanto nel suo servizio, perché la sua condizione adesso non era più forzata ma volontaria, esprimendo così una piena libertà del cuore. Da qui l’usanza di mettere in mostra l’orecchio forato con un anello.

Tutto questo doveva essere per il popolo di Dio una verità spirituale e non solo un modus vivendi. Il padrone vero era Dio, che aveva dato la terra di Palestina in eredità ai figli d’Abramo, i servi erano tutti i discendenti di Abramo che servivano il Dio del cielo volontariamente, per onorare il Signore e per il bene di tutto il popolo.

Avere un orecchio forato era considerato dunque un privilegio per lo schiavo, come segno della sottomissione resa con l’ascolto a Dio e, attraverso questo, resa con l’ubbidienza ai figli di Abramo.

Davide aveva compreso questo quando diceva che il Signore non gradiva né sacrificio né offerta, ma gli aveva “forato gli orecchi” (Salmo 40,6).

Come non vedere in questa pratica in uso nell’antico mondo ebraico (ma non solo) e dettata da Dio stesso a Mose, la prefigurazione del “Trafitto”, di Colui che si sarebbe lasciato trafiggere, facendosi schiavo degli uomini, nella Sua piena libertà, per liberarli, per affrancarli dalla loro schiavitù e per renderli pienamente figli di Dio.

A ben rifletterci quest’idea della conquista della libertà e dell’emancipazione legato alla trafittura dell’orecchio è stata mutuata in pieno nella nostra cultura dal mondo giudaico.

In fondo il primo segno di emancipazione e libertà che una bimba sente di avere davvero non è forse proprio il momento in cui ottiene la libertà di forarsi il lobo dell’orecchio per apporvi gli orecchini? Per essere libera di poter esprimere pienamente la sua femminilità ed emancipazione?

Come se quel gesto un po’doloroso, ben al di là delle semplici esigenze estetiche, nascondesse la necessità inconscia di pagare una piccola e un po’ narcisistica sofferenza per conquistare una qualche libertà…

E tutti gli infiniti derivati e surrogati come i piercing o i tatuaggi non sono forse l’espressione, fino a diventare malata e degenerata, dell’esigenza inconscia di “autoredimersi” in qualche modo? di sentirsi liberi, di gridare, di conquistarsi una qualche libertà?

Trafiggersi per comunicare una libertà …

Trafiggersi per comunicare l’affrancamento da una schiavitù …

Il Trafitto ha fatto questo per eccellenza.

Chi sente Lui nel suo cuore non ha bisogno di cadere in  degenerazioni di altre trafitture per sentirsi libero; porta il Trafitto nel cuore, sa di non essersi affrancato da se stesso, e tutte le altre trafitture culturali, altro non sono che surrogati, ologrammi virtuali di una libertà che nel suo valore spirituale più alto già ci è stata conquistata.

E’ interessante riflettere sul fatto che nella Legge Mosaica antica  per ordine di Dio stesso i sacerdoti leviti dovevano essere consacrati mediante l’aspersione di sangue di montone fatto su tutte le estremità del corpo (mano,piede,orecchio)(Es. 29) ad indicare la consacrazione dell’intera persona del sacerdote a Dio.

Il Signore, Nuovo ed eterno Sacerdote, avrebbe avuto tutte quelle stesse estremità trafitte….Come se la Sua obbedienza fosse stata così “iper”, così totalizzante da lasciare si che tutta la Sua Carne divenisse “orecchio forato” per obbedire al Padre.

L’esempio degli orecchini e del foro alle orecchie è solo uno tra i mille possibili di quanto abbiamo mutuato dall’antico mondo ebraico. Le nostre istituzioni Europee potranno continuare a ignorare le radici giudaico cristiane dell’Europa (com’è accaduto per la sua Carta Costituzionale) ma come cromosomi di un DNA che fluisce da millenni nelle nostre vene, ignorarli, calpestarli o combatterli, non impedirà loro di continuare a scorrere nelle arterie culturali e spirituali della nostra identità.

In greco sordo e muto si dice usando lo stesso termine “Kofos” ad indicare che chi è affetto da un tale handicap spesso soffre anche dell’altro. Ma “Kofos” significa anche “idiota”, questo perché Aristotele e molti altri filosofi consideravano una persona “sorda” una persona “vuota”.

Ma se l’affermazione è più che discutibile nel mondo eminentemente sensibile, nel mondo dello spirito è certezza assoluta: senza la disponibilità ad ascoltare, anche a farsi cambiare dall’altro, si resta spiritualmente allo stato minerale.

E in fondo evangelicamente l’annuncio, il kerygma, non è mai possibile senza che sia stato preceduto dall’ascolto.

Zaccaria, che pure era un giusto, per non aver creduto (ascoltato) all’Arcangelo Gabriele perse la “parola”, mentre suo figlio Giovanni nell’ascoltare il saluto di Maria, sin dal grembo di sua madre già esultava di gioia, e sarebbe divenuto :“Voce di uno che grida nel deserto”:la Voce del Verbo stesso.

Non ascoltare neppure in età senile ha portato Zaccaria al mutismo…. Ascoltare sin dal seno materno ha trasformato suo figlio, il Battista, nella Voce del Verbo fatto Carne.

Ma torniamo all’orecchio a quell’ozen che nella sua radice arabo-etiope più antica dicevamo significa “acuto, aperto verso l’esterno”…

Tutto il problema della comunicazione, della relazione, della crescita spirituale e della nostra stessa salvezza è nascosto proprio li, in quelle 3 parole come lo è un bimbo nel grembo della mamma.

Ascoltare significa mettere da parte se stessi e lasciarsi penetrare da una verità sconosciuta e inaspettata.

Ascoltare significa scendere dal sicomoro del nostro ego per lasciare che la Verità che sempre, in una qualche misura anche impercepibile l’altro ci porta, entri nelle pareti della nostra coscienza come Gesù a casa di Zaccheo.

Quante parole di luce non siamo mai riusciti a pronunciare perché strozzate come dighe nella laringe del nostro cuore dai muri alzati da orecchie che non volevano sentire.

Cristallizzatesi in quei labirinti l’amore le ha lasciate li..In attesa che quelle orecchie si aprano e le facciano fluire..

Quanti chiarimenti, quanti fraintendimenti, quante possibilità ci hanno mutilato le orecchie chiuse degli altri o hanno mutilato agli altri le nostre.

Ascoltare significa dare tempo, spazio, possibilità all’altro, ma infondo significa dare tutte queste cose in primis a noi che edifichiamo il nostro edificio spirituale con i mattoni ricevuti dalle relazioni con gli altri.

Ascoltare fa rima baciata con Amare ecco perché è il preambolo del comandamento dell’Amore.

Ma ascoltare significa anche salvarsi nel senso letterale della parola.

Nel ministero di intercessione ho visto persone possedute da legioni intere di demoni (senza eufemismi) che per aver semplicemente scelto di “ascoltare” le parole o i consigli di chi il Signore metteva loro davanti per aiutarle, sono entrate in un percorso di guarigione e si stanno(con la Grazia di Dio) liberando… E ne ho viste altre con situazioni spirituali molto meno gravi, alle quali non si riesce neppure a dire una parola, paralizzate, sclerotizzate senza alcun cambiamento da anni, come stalattiti nelle grotte carsiche della loro sordità.

Ma la sorpresa più grande l’ho avuta vedendo con i miei occhi che “ascoltare” l’autorità che Dio ti mette davanti porta a una liberazione persino se quella stessa autorità sbaglia nel consigliarti!!!

Ho testato con stupore e meraviglia la stupefacente potenza tutta soprannaturale dell’obbedienza, dell’(ob)audire indipendentemente dalle strade umane che tale atto comportava.

Facendo quel semplice atto di umiltà ho visto persone a cui il Signore ha spalancato nuove strade, percorsi alternativi, imprevedibili nuove fecondità…

L’orecchio è il primo degli organi a formarsi nel bimbo che cresce nel seno materno, compare sin dai primi giorni.. Forse il Signore ci ha lasciato anche questo segno per indicarci il ruolo capitale che avrebbe avuto nella vita spirituale della persona…

Il primo suono che il bimbo ascolta mentre cresce nel seno materno è la voce e il battito del cuore della mamma.

Pensando a tutte queste cose penso a Te che hai ascoltato così profondamente la Voce dell’Altissimo da Concepirlo col tuo orecchio..Trasformando li il Verbo in Carne… a Te che nel silenzio di Nazaret ascoltavi ogni cosa meditandola “nel silenzio del tuo cuore”, a Te che sei l’orecchio più acuto che esiste per ascoltare il grido di sofferenza dell’umanità….

Si penso a Te, a Te, e ancora a Te….Che nel tuo “Eccomi” sei diventata in eterno e per tutto il genere umano la Salvezza dei dispersi, la Consolazione degli afflitti, la Speranza dei disperati.

Il primo suono che il bimbo ascolta nel seno materno è il battito del cuore della mamma: si..

Avverrà così anche quando nasceremo a Vita Eterna e, ascoltando tutti i palpiti d’Amore del Tuo Cuore Immacolato scopriremo quanto, sin dal concepimento, ci hai Amato.

Riascolteremo tutti i nostri pianti, gli impercettibili sussurri, gli insperati gemiti che,  quasi mutilati di speranza abbiamo rivolto al Cielo mentre Tu, senza dimenticarne nemmeno uno, li fasciavi tutti col calore del Tuo sguardo, presentandoli instancabilmente in ogni tuo palpito, al Tuo divin Figlio.

 

Leonardo

 

Un Orecchio…per Ascoltareultima modifica: 2016-05-02T17:09:43+02:00da gerbertus
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