Qual’è il mio vero nome?

medju

Tempo fa mi sono trovato a fare alcune riflessioni sul concetto e sul significato del “nome” nella scrittura.

Che cosa significa portare il nome che portiamo, che i nostri genitori ci hanno imposto sin dal giorno del nostro battesimo?

Un giorno mia madre mi confidò di avermi chiamato Leonardo, soltanto dopo che papà era stato un giorno intero a supplicarla….

Non voleva che mi si chiamasse Lorenzo…. come era nelle intenzioni di mamma…

Viene da sorridere… Ma la domanda me la sono posta davvero…..Sarebbe cambiato qualcosa nella mia natura e nella mia vocazione se oggi fossi stato Lorenzo Travaglini?

Copia impropria e sbiadita di quel Renzo Tramaglino dei Promessi Sposi con i consequenziali ludibri che avrei suscitato nei miei compagni di liceo (fu uno dei fantasiosi alibi studiato da papà per convincere mamma a non commettere un tale scempio..).

Eppure nella cultura di Israele, nel mondo semitico in generale ma non solo, il nome aveva un importanza capitale nell’identificazione della persona non solo come codice distintivo ma per esprimere l’identità stessa della persona che lo portava .Il Nome stesso di Dio  יְהֹוָה JHWH(“Colui che è”) con le vocali nel tetragramma era sconosciuto a tutti escluso al sommo Sacerdote che una sola volta l’anno, nel giorno dello jomkipur, poteva pronunciarlo nel Sancta Sanctorum dov’era l’Arca per chiedere il perdono dei peccati per il popolo. Solo il sommo sacerdote conosceva le vocali da applicare a queste lettere. Esso veniva tramandato di padre in figlio.

Era impronunciabile perché chiamare per nome qualcuno significava possedere in qualche modo la persona …E nessuno può possedere “ Colui che E’ ”.

Col nome si indicava infatti, il ruolo, la funzione sociale ma anche storica che identificava la persona.

Portare un nome significava avere una missione precisa da compiere.

Così ad esempio Giovanni (che in ebraico significa “Dio ha avuto misericordia” o  “Dio ha esaudito”) sarebbe stato l’espressione della Misericordia di Dio che ebbe compassione di Elisabetta, di “colei che tutti dicevano sterile” e che, sebbene avanti con l’età, ebbe la grazia da Dio di poter concepire il Precursore del Verbo in età senile.

Il Precursore del Verbo avrebbe dunque incarnato le opere di quel Dio della Misericordia sin dal suo nome. Colui che si sarebbe definito “Voce di uno che grida nel deserto” avrebbe avuto nel DNA della sua stessa identità i germi di misericordia di quel Verbo del quale sarebbe stato “voce”.

O che dire di quella Sarai (in ebraico “mia principessa”), moglie di Abramo che per volontà di Dio sarebbe divenuta Sarah “principessa” dopo la promessa di Dio che le avrebbe dato una discendenza superiore alle stelle che si possono contare nel Cielo…

L’assenza del pronome possessivo (mia) è compensata dall’aggiunta di una ה He alla fine del nome,che nell’alfabeto ebraico è la lettera che più di tutte esprime femminilità (anche foneticamente) e quindi fecondità. Ciò avrebbe indicato la sua incredibile fecondità nella Missione che Dio adesso le consegnava: Il suo ruolo, la sua missione sarebbe cambiata e non sarebbe più stata semplicemente la “principessa di Abramo” ma “principessa” cioè  principio : la madre di una moltitudine di uomini…

Abramo a sua volta sarebbe passato da  Abiyram, “di nobile padre”, ad Abraham, con l’aggiunta di quella stessa ה He fecondante a significare “padre di moltitudini”

Cambiare il proprio nome nella mentalità semitica significava avere una nuova identità, passare da una realtà vecchia ad una nuova, entrare in un disegno nuovo di Dio…

Ci sono Profeti e personaggi nell’A.T. che come Daniele ad esempio cambiano nome a seconda del Re, cambiava il Re e loro cambiavano il nome.

Solo un Re o Dio poteva fare una tale cosa.

Che ardire pensando a quel Gesù che con una pretesa che può essere solo dei pazzi o di un Dio Re cambiava il nome dei discepoli che chiamava a seguirlo autoproclamandosi così per la mentalità semitica corrente implicitamente “Dio”.

E chissà,forse proprio nella docilità con cui Pietro che sin dal suo primo incontro con Gesù sul mare di Galilea si è lasciato cambiare il nome da  Simone a Cefa si può intuire la ragione stessa della sua chiamata nonostante le sue povertà: la sua disponibilità a farsi cambiare il nome da Dio,a farsi plasmare dalla Grazia…Per diventare da semplice “pescatore” a “pescatore di uomini”.

C’è un detto rabbinico che dice:

“Un uomo riceve un nome dai genitori, la gente gliene da un secondo e finalmente se ne evince un terzo con la propria vita.”

In fondo a ben pensarci oltre al nome di battesimo sono infiniti i nomi che ci attribuiscono o che ci attribuiamo…

Molti sono falsi, ci sono stati appiccicati sin dall’infanzia e altro non sono che le pretese che il mondo ha su di noi.

Sei figlio di un medico….Sarai il più grande medico del mondo…”

Altri sono bugie a cui possiamo credere o no e lo facciamo ad esempio quando sull’altare delle nostre sofferenze celebriamo le liturgie dei nostri fallimenti, sacralizzandoli come vitelli d’oro, e permettendo ai nostri errori o agli altri, di darci un’identità, di dirci chi siamo… Ma noi non siamo i nostri errori, ne ciò che pensano gli altri di noi.Non mutuiamo l’essere da loro…Ma solo dal Signore.

Quante ne vedo nei continui dialoghi spirituali che ho di persone così…Uccise da un giudizio cattivo che una persona importante aveva dato su di loro magari in età infantile.

Altri nomi ancora, altro non sono che fughe dalle nostre paure più ataviche, come profughi sbarcati in terra straniera e rifugiati nelle baraccopoli dei ruoli nei quali ci siamo incastrati. Penso all’etimologia greca della parola “paura” (phobo=fuga e Phobos era un dio greco da cui si doveva scappare..)e penso ad esempio a tutte quelle donne che per la scadenza dell’orologio biologico magari si sposano o restano incinta dell’uomo sbagliato…E altro non stanno facendo che scappare da loro stesse: si sono date un nome sbagliato che falsifica i loro atti per fuggire dalla paura di non poter essere mai chiamate “mamma” o “sposa”.

A ben pensarci forse tutto il problema della vita consiste solo in questo: saper trovare il nostro vero nome, il progetto di Dio su di noi: la nostra propria missione.

Quante nevrosi, depressioni, deviazioni, malattie psichiche e spirituali nascono dal mancato centro di questo obiettivo.

Quanti vicoli ciechi, quante strade di fallimento perché associate a vite mutilate nel loro orizzonte esistenziale dall’assenza di questo scopo, di questa stella polare nel cammino dell’esistenza.

In fondo la parola “peccato” nell’accezione greca dei vangeli “hamartia”, significa proprio questo: “mancare il bersaglio, fallire obiettivo”.

Il vero e più grande peccato ontologico che possiamo commettere è sprecare la vita, e fallire il progetto di Luce che il Signore ha per noi.

E’ interessante riflettere sull’etimologia della parola “nome” (in latino “nomen” deriva dal greco “ónoma”). Sembra che entrambe si riconducano alla radice “gno” – da cui gnosco=conoscere.

Dire il nome di una cosa significa quindi conoscerla nella sua autentica verità.

Così, conoscere il nostro vero nome significa conoscere la verità più profonda di noi, così come pronunziare il nome completo di Dio, nel segreto del Sancta Santorum, nel giorno dello jomkipur, esprimeva in fondo che Israele, almeno attraverso il suo Sommo Sacerdote, possedeva la conoscenza dell’ unico e vero Dio.

Solo entrando nel segreto, nel Sancta Santorum, del nostro cuore possiamo sperare di conoscerlo.

Scoprirlo, non è roba da tutti, anche se sarebbe per tutti…Ma del resto anche in tutta Israele solo il Sommo Sacerdote (che aveva superato tutti i gradi di purificazione possibile) conosceva il vero nome di YHWH….

Solo quelli che fanno silenzio, che entrano in quello spazio, in quel sacrario, che si fanno purificare dal fuoco dello Spirito, possono sperare di trovarlo e di non restare imbrigliati nel reticolo dei falsi nomi dell’esistenza umana.

Pensando alle beatitudini evangeliche beato, nella scrittura, deriva da “mahadios” che è imparentato a sua volta con “kairos” che significa “istante favorevole, momento opportuno”.

Il “Chronos” secondo l’antica concezione greca è il tempo che misurano gli uomini con l’orologio e con l’avvicendarsi delle stagioni…. È un tempo quantitativo, vuoto e sempre identico a se stesso..…

Il “Kairos” invece è un tempo qualitativo, non vuoto e incolore come il “Chronos”….

Il “Kairos” non è il nostro tempo,è il tempo di Dio.

Il beato biblicamente quindi non è uno a cui sono capitate nella vita fortunose svenevolezze che foraggino il suo narcisistico benessere, ma è uno che è saputo entrare nel tempo di Dio, che cammina sincronicamente col ritmo dell’esistenza, che sa valorizzarlo, non lo sciupa, ma lo capitalizza nel suo valore spirituale più alto.

La vita ha i suoi tempi: la povertà in ogni sua forma, l’afflizione, la sete di giustizia per le ingiustizie subite… Nei quali se sappiamo entrare, se sappiamo valorizzare …Diventa piena di senso (“di essi è il regno dei Cieli”, “saranno consolati”, “saranno saziati”…).

A volte ci sono situazioni che sembrano non cambiare mai….

Trascinate per anni interi nella loro ineluttabilità sembrano essersi paralizzate…Calcificatesi nelle paludi del nostro chronos, fin quando non arriva un “kairos”, un momento stabilito da Dio dove, in un istante, cambia ogni cosa….Dove nulla è più uguale a prima.

Trovare il nostro vero nome quindi  infondo significa stare facendo esattamente quello che Dio vorrebbe che noi facessimo, nel luogo in cui Lui desidera che noi stiamo con le persone che ci ha messo vicino e nel momento che stiamo attraversando.

Ma come possiamo sapere di essere esattamente li dove Dio desidera che siamo?

Trovarlo,oltre all’inprescindibile e necessaria ricerca riservata a ciascuno di noi, in ogni caso è sempre e comunque una Grazia…

Una volta il Signore mi ha svelato in un “kairos” il mio nome.

Prestavo assistenza ad un sacerdote durante un esorcismo in un ministero di intercessione…

E’ stata una delle esperienze più luminose e profonde della mia vita.

A volte queste persone sono guardate con diffidenza se non addirittura con sospetto o peggio con giudizio. Quali vittime innocenti invece spesso sono!!

Quanta luce ho scoperto prestando servizio per loro con la mia povera preghiera e intercessione.

Quali vie strepitose ho visto far intraprendere loro dal Signore a causa del male misterisissimo di una possessione o vessazione che ha permesso che le aggredisse.

Che campioni di umiltà e mitezza mi sono ritrovato spesso davanti….Che per il semplice fatto di stare portando la loro pesantissima croce, il Signore ha trasformato in sorgenti di Luce, in fari a loro insaputa che illuminano con con quello che vivono nella loro carne il buio delle tenebre della società gnostica, superstiziosa e neopagana in cui viviamo.

Pregavamo per una sorella a cui avevano fatto delle cose orribili e che si trovava in una situazione spirituale drammatica e dolorosissima.

Ad un certo punto il demonio obbligato dall’autorità del sacerdote è stato costretto a svelare la presenza di Maria in mezzo a noi e il suo rifiuto e il suo disgusto per questo…

Quando parla di Maria il demonio quasi mai riesce a chiamarla per nome…tale è la sua ritrosia per la Vergine e la Sua santità. Dice sempre “quella la”…oppure usa il pronome personale “Lei”

Così,obbligato da Lei, d’un tratto è stato costretto a svelare il suo piano, che era quello di distruggere la vita di questa donna, Tiziana (la chiamerò così per tutelare la sua riservatezza) della quale stava distruggendo il legame affettivo che stava finalmente nascendo, dopo una vita di naufragi sentimentali, con un ragazzo conosciuto a Medjugorje.

Il demonio è menzognero per natura e non si deve mai prestare fiducia a ciò che dice…Ma a volte per volontà di Dio è costretto a dire la verità… Si trova così suo malgrado a fare la cosa che detesta di più: glorificare il Signore e Maria attraverso le Sue Opere,da lui tentate di distruzione…

Quella notte obbligato dall’autorità della Chiesa e dalla Vergine Maria li presente è stato costretto a svelare i piani che Maria aveva su quest’anima e che lui voleva distruggere nei suoi legami affettivi… :

“Non li sopporto, non li sopporto i matrimoni!!!! E i matrimoni combinati da Lei non li resisto!!!! Ma sono riuscito a dividerli!!!”

E qui il demonio alludeva alla sua opera attraverso la quale era riuscito a separare questi innamorati: lui era stato chiamato in un paese lontano per motivi lavorativi prima del tempo dovuto…Era attaccato anche lui e, scoraggiato dal demonio, non si era più fatto vivo con lei… Faceva  tutto parte di una strategia del maligno per allontanare queste due anime,per impedire che si vedessero e frequentassero.

A volte capita che persone che si vogliono bene, per ragioni apparentemente immotivate e ingiustificabili smettano improvvisamente di parlare e di vedersi…In molti casi c’è la sua azione per distruggere i piani di Dio.

“Ero riuscito a separarli prima che arrivassi tu (e qui alludeva al sacerdote e all’esorcismo in corso). Adesso tu sei arrivato fin qui per rovinarmi.”

“Non li sopporto, non li sopporto i matrimoni preparati da Lei…Lui non fa che pensare a lei…. ma io sono riuscito a separarli!!!”

Poi obbligato dalla Vergine Maria e dall’Autorità della Chiesa incarnata nel sacerdote è stato costretto a svelare il piano di Maria…

“…Lei vuole che si sposino…avranno un figlio ….. e questi mi combatterà e mi scaccerà!!!! Tu sei venuto per impedire tutto questo. Sei venuto per rovinarmi!!!!”

Quando il sacerdote gli ha chiesto il nome del ragazzo che lui aveva fatto in modo di allontanare da lei per non permettere che si realizzassero i piani di Maria su di loro….La sua risposta è stata:  “Leonardo!!!”.

Di colpo un brivido ha attraversato tutta la mia schiena ….Come un dardo di fuoco e Luce che, scagliato con la forza della Verità, usando per balestra il padre della menzogna (per singolare paradosso possibile solo all’Onnipotente) si incastonava stupefacentemente nelle pieghe della mia vita. Quella persona, la sua vita, le sue ferite, le sue sofferenze, parlavano della mia… Il sacerdote, intuendo questa realtà soprannaturale legata al mio nome mi ha chiesto di intercedere ad alta voce per loro.

L’ho fatto con tutto il cuore.

Dio mi aveva chiamato per nome in quel “kairos”, in quell’istante in cui Lui aveva scelto di smascherare i piani di satana su questa figlia Sua.

Il mio nome e la mia vita entravano, come chiavi di luce nelle mani del Signore, perfettamente dentro le serrature del cuore di quella vita ferita, come se, in uno stupefacente disegno di Amore, le croci di ciascuno servissero da chiave per aprire le porte delle prigioni altrui.

Finito di occuparci di lei la nostra intercessione è andata a Leonardo….

Nel kairòs voluto da Dio, Maria schiacciava la testa del serpente e il demonio in quel “almeno lui lasciamelo!!!” proclamava la sua sconfitta.

Questo è il mio nome e la mia vita, in quel luogo dovevo stare quel giorno, e per quelle persone dovevo intercedere con tutto il cuore nel cuore di quella fredda e infuocata notte di Febbraio.

Ancora oggi pensando ai misteri mai risolti della vita trovo speranza pregando per “Tiziana” e Leonardo,perché si compiano per loro i disegni di Maria e, insieme,trovino il loro vero nome…. E guardando alla vertigine di Luce dei disegni di Dio non posso non pensare a quali pedine di un mosaico sfavillante di Amore appartiene la vita di ognuno di noi.

 

Leonardo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ו

Qual’è il mio vero nome?ultima modifica: 2016-04-18T16:10:02+02:00da gerbertus
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