PADRE: UNA PAROLA IN UN MISTERO D’AMORE CHE SI PERDE NELL’ABISSO DEI MILLENNI

Padre

 

ANTEFATTO:Racconta una tradizione orale che un giorno fra Masseo era con San Francesco sul Monte della Verna e lo sfidò una sera in una gara singolare: chi dei due sarebbe stato capace di recitare più Padre nostro durante la notte. Decisero che li avrebbero contati con dei sassolini.All’indomani, fra Masseo, con le mani colme di sassolini si recò da Francesco, apostrofandolo con una frase di vittoria: «Ecco i Padre nostro che ho recitato in questa notte. Mostrami i tuoi!».Francesco, con un senso di ammirazione disse al compagno: «Beato te! Io non sono riuscito a finire un solo Padre nostro. Mi sono fermato sulle parole “Padre nostro” per l’intera notte!!!».

 

Tempo fa mi capitò di ascoltare don Fabio Rosini fare un’osservazione molto interessante in merito ad una parola.La parola in questione è una delle più semplici, comuni e più pronunciate dalla maggioranza delle persone:  padre.

L’osservazione che fece era che in greco l’etimologia della parola “recinto” ha la stessa radice della parola “padre”. Don Fabio intendeva con questo sottolineare che il padre era ed è quasi per definizione colui che ti da un confine, un limite, che sa in qualche modo dare gli argini, dei limiti, ai  propri figli per il loro stesso bene…Questa meravigliosa quanto misteriosa parola era già da tempo incastonata come un tizzone ardente nel braciere del mio cuore e che, ne le stagioni, ne il susseguirsi e l’accavallarsi delle situazioni della vita ha permesso di sopire.

Era come se il mio spirito, ben più che la mia mente, in qualche modo si ponesse la domanda:

“Tutto qua? E’ davvero solo questo il senso più profondo di questa parola così meravigliosa?”

Quando sono andato ad approfondire ho scoperto come sempre un oceano di luce e ricchezza che mi ha abbagliato per la sua bellezza facendomi sentire davvero tanto piccolo e insignificante davanti alle opere del Padre Celeste e del Suo Spirito Santo che, come per la parola Amore, anche per la parola Padre ha  inciso a fuoco l’impronta digitale del Suo Amore nei millenni assai prima che il cristianesimo fosse.

Sembra (me lo conferma un filologo che per puro caso la Provvidenza mi ha messo accanto proprio nei giorni in cui ho fatto le ricerche per scrivere questo articolo) che sia una delle parole più antiche che esiste e la sua origine è da datarsi almeno 2 milleni prima di Cristo. La radice PA di padre deriva infatti dal sanscrito PITA da cui nel tempo è stata abbreviata in PA- ed ha un duplice significato.

Significa infatti nutrimento, ma anche protezione.

Padre è colui che per definizione nutre, da da mangiare ai suoi bambini, ogni tipo di cibo: spirituale, d’amore, di esempio e poi (non meno importante) ovviamente il cibo fisico, concreto. Tant’è che le parole:pasto, pascere, pascolare derivano da questa stessa radice ed hanno tutte una relazione col cibo.

(La parola “pastore” poi ne è una conseguenza perché ha per radice PAS che appunto derivando anch’essa dalla base sanscita  PA è colui che nutre, fa pascere, pascola le pecore…)

Ma come dicevamo la radice sanscrita PA significa anche protezione ( e quindi il recinto a cui alludeva Rosini…)

Quindi padre non è solo colui che da da mangiare ai suoi bambini ogni tipo di cibo di cui hanno bisogno, ma anche colui che li protegge da ogni tipo di pericolo incombente, esterno e interno a loro. Un vero padre dunque è uno che è o dovrebbe essere pronto a dare la vita per i suoi bimbi, per educarli alla bellezza, e proteggerli da ogni male e da ogni pericolo, spirituale e materiale.

Approfondendo ancora di più si rimane a bocca aperta quando si scopre che la parola “pane” di fatto ha la stessa origine di padre…viene dalla medesima radice sanscrita PA-.

Quindi padre è per definizione colui che ci nutre, ci sostiene e che per farlo ci dona un pane.

Due milleni prima di Cristo dunque lo Spirito aveva già inciso a fuoco,nel sanscrito, in questa parola tutta l’essenza del Cristianesimo, con l’Incarnazione, la passione e la morte del Signore al fine di darci l’Eucaristia, un “Pane” datoci dal “Padre” per “nutrirci” e salvarci e salvandoci per “proteggerci” dal male che oramai ci abitava e ci aveva strappato da quel “recinto” che era la Casa del Padre al quale, sin dal principio, eravamo stati destinati.

Approfondendo ancora di più si resta a bocca aperta accorgendosi che in sanscrito la parola “patis” ha ancora la medesima origine dalla radice PA e significa “Signore”. A quel punto un brivido di fuoco e meraviglia ho sentito percorrermi tutta la schiena perché nella parola Padre di fatto era già scritto tutto il Padre Nostro almeno 20 secoli prima che Gesù ce lo insegnasse e ce lo spiegasse, svelandocene il significato nascosto e più profondo così come oggi lo conosciamo.

Riassumendo infatti il radicale PA contiene dunque oltre al “pane” la radice delle parole:

“signore, nutrimento e protezione”

Ma cosa sono le prime 4 invocazioni del Padre Nostro:

…”Che sei nei Cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il tuo regno sia fatta la tua volontà”

se non un riconoscimento della signorìa del Padre?

E le successive 3 cosa chiedono se non un  “nutrimento” ?

Dacci oggi il nostro pane quotidiano(cioè l’Eucaristia certo ma anche ogni altro cibo fisico o non di cui abbiamo bisogno):

“rimetti a noi inostri debiti”  : cioè nutrici col pane del Tuo perdono

“non indurci in tentazione”: cioè nutrici col pane della fedeltà a Te

( per rimanere fedeli al testo originale greco significa infatti concedici di essere capaci di entrare nella tentazione: cioè è come se dicessimo: “concedici di non tradirti Papà mio, di rimanerTi fedeli nel momento della prova”)

E l’ultima :

“Liberaci dal male” non equivale a chiedere al Padre :

Proteggimi Papà mio dal male che, dentro e fuori da me, mi separa da Te?”

La radice della parola Padre quindi almeno 20 secoli prima che il cristianesimo fosse conteneva in nuce tutto questa vertigine di significati(che Gesù solo molto tempo dopo ci ha spiegato) e lo spirito di san Francesco lo percepiva …. Ecco perché il suo spirito non riusciva a dire altro…. Sentiva, senza aver studiato filologia, che in quella parola c’era già tutto…. che non era un fatto di quantità ma di qualità e che non occorreva enucleare in sequenza una quantità di parole ma immergersi nella vertigine di Luce e Amore di quell’unica parola.

“Io non ho bisogno di cento o duecento Padre Nostro. E’ meglio pregarne uno solo ma col desiderio di incontrare Dio. Dovete cercare di fare tutto con amore!”(La Vergine Maria a Medjugorje 9-03-’85)

Curioso pensare a quei 99 nomi di Allah che secondo l’Islam  garantirebbero a chi li imparasse a memoria il Paradiso per via diretta…Ci sono proprio tutti c’è: “il Santo”, “il Fedele”, “il Potente”, “il Creatore” “l’Eccelso”, “l’Irremovibile” “il Sovrano”, “il Grande”,“l’Altissimo”,“il Dominatore” “il Glorioso,” “l’Onnipotente”,c’è persino il terribile “Vendicatore”… ma non c’è il nome più bello più liberante  e più meraviglioso di tutti:  “Padre”.

Poverini… Che solitudine una fede che li ha privati del privilegio più stupendo dato a creatura alcuna : quello di poter chiamare Dio col nome di Padre.

Che solitudine non poter sentire ne chiamare Dio…Papà.

In effetti la carica di Grazia e Luce contenuta in questa semplice parola è tale che se dietro ad essa non c’è stata nella nostra vita una persona che abbia incarnato questa verità con la sua vita il nostro cuore ferito lo ha sentito e a volte, in tanti casi, si è rifiutato di pronunciarla. Ed a ragione…..perchè è come se avesse sentito di avallare una menzogna.

Ci sono figli che per una vita non hanno mai potuto pronunciare la parola papà  e figli che non la potranno mai più pronunciare.

Ci sono anime che possiedono la metà speculare della stessa croce ecco perché quando le  incontriamo spesso vogliamo loro inspiegabilmente e misteriosamente un bene spaventoso.

Ricordo che quando morì mio padre la cosa che più mi è mancata quando tornavo a casa dei miei è stata l’impossibilità di poter pronunciare ancora questa parola ad alcun uomo sulla terra.

Ricordo che dopo la sua nascita al Cielo rientrando a casa dei miei, per settimane ho continuato a pronunciare ad alta voce quel “ciao papà” mentre chiudevo la porta di casa, quasi come se il mio cuore sentisse il bisogno irrefrenabile di pronunciarla ancora e di sentire la sua risposta (pronunciata gli ultimi giorni dalla voce debole e stanca nell’altra stanza).

Quanto era freddo quel silenzio…. non poter sentire più quella risposta, quel suo “ciao papà” (che era la risposta che anche lui mi dava e che solo adesso comprendo fino in fondo nel suo significato più profondo.)

Era come se in questa risposta, identica alla mia domanda papà, senza saperlo, sottolineasse la verità ontologica di quella parola, quasi a rafforzarla nel suo significato spirituale più profondo e ribadisse davanti all’eternità che lo attendeva la missione a cui Dio lo aveva chiamato e che lui aveva compiuto e mi avesse detto:

sono stato davvero  io  “nutrimento e protezione (tua), nutrimento e protezione( tua)!!!”

Già perché se Padre sin dalla notte dei tempi ha questa origine sanscrita (ripeto PA= nutrimento, protezione)  significa che tutte le volte che abbiamo pronunciato la parola pa-pà di fatto, senza saperlo è come se la avessimo rinforzata nel suo contenuto spirituale ripetendolo due volte “[mio] nutrimento e protezione” quasi a sottolinearne il valore e l’indispensabilità.

Infondo Gesù stesso per più di 30 anni non ha potuto pronunciare la parola Papà faccia a faccia al suo vero Padre se non in preghiera, nel Padre Nostro stesso che ci ha insegnato. Uscendo dal seno della Trinità si è privato anche di questo…. per poter donare a noi la facoltà e la dignità per poterlo fare…

Così l’età di 35 anni è stato un anno di svolta per me perché se non potevo più pronunciare questa parola meravigliosa a nessun uomo sulla terra significava che il mio Unico vero Padre, il datore di ogni paternità, il Padre Celeste sarebbe diventato l’Unico Papà a cui rivolgerla da allora in poi  e l’Unico “[mio] nutrimento e protezione, [mio] nutrimento e protezione!!!” per tutto il resto della mia vita.

E così da allora è stato…..

Di fatto tutta questa immensa sapienza contenuta da millenni in quella semplice parola e il Suo infinito potenziale spirituale, ci è stato svelato dal Padre Celeste stesso con un’umiltà e una semplicità impareggiabili nel Messaggio “Il Padre Parla ai suoi Figli”, che Lui in Persona dettò in latino a Madre Eugenia(con la 5a elementare per non aver potuto studiare ..) nel 1932 e approvato dalla Chiesa:

Io rinnovo qui la mia promessa che non potrà mai venir meno e che è questa: TUTTI QUELLI CHE MI CHIAMERANNO CON IL NOME DI PADRE, NON FOSSE CHE UNA VOLTA SOLA, NON PERIRANNO, MA SARANNO SICURI DELLA LORO VITA ETERNA IN COMPAGNIA DEGLI ELETTI.”

Nell’anno della Misericordia domando a me a ciascuno di voi:c’è nessuno che ha mai sentito una promessa più soave, più sconcertante per umiltà e tenerezza e più scandalosamente esagerata nella Misericordia di questa?

Leonardo

 

 

PADRE: UNA PAROLA IN UN MISTERO D’AMORE CHE SI PERDE NELL’ABISSO DEI MILLENNIultima modifica: 2016-03-10T16:20:14+01:00da gerbertus
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento