Che cos’è l’ “anima gemella”?

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A tutti è capitato di interrogarsi almeno una volta nella vita sull’eventuale esistenza della così detta “anima gemella?” Chi non l’ha mai fatto?

Quando ero ragazzino esisteva un gioco televisivo condotto da Marco Predolin intitolato “Il Gioco delle Coppie” nel quale il conduttore teneva separato da un muro un concorrente alla ricerca dell’ “anima gemella” che formulava delle domande a 3 contendenti che rispondevano dietro il muro aspirando ad essere scelte per vincere con lui un viaggio. Quella che collezionava il maggior numero di risposte migliori (a giudizio del concorrente) vinceva il viaggio. Se poi il software del programma televisivo che calcolava l’affinità di coppia così formata(in base a dati astrologici, data di nascita, ascendente e deliri analoghi) capitolava un punteggio superiore a quello che il concorrente otteneva se avesse scelto una delle altre due eliminate, allora il “fortunato” Principe Azzurro Televisivo vinceva pure un premio in denaro.

Da  spendere durante il viaggio con la pulzella appena “conquistata” ovviamente….

 

E’ drammaticamente stupefacente quanto lo spirito del mondo sia capace di banalizzare svilire e immediocrire gli interrogativi più profondi che ci sono nel cuore dell’uomo.

In un tempo in cui il neo-paganesimo dilaga culturalmente spingendo le persone a ricercare nelle affinità zodiacali, negli ascendenti nelle congiunzioni astrali o peggio nei tarocchi la risposta a questa domanda così profonda l’interrogativo non appare affatto sopito ma semmai amplificato: ma questa benedetta “anima gemella” esiste davvero? E se esiste, biblicamente e spiritualmente esiste un criterio per poterla riconoscere? Per essere sicuri di averla proprio trovata? E quali sono le caratteristiche che deve avere per poterla riconoscere?

Mi rendo conto che la domanda così posta supera le mie possibilità e le mie limitatissime risorse però forse qualcosa approfondendo la scrittura, qualcosa di molto, molto profondo il Signore ce lo ha lasciato scritto nel DNA infinitamente ricco delle Sue scritture per aiutarci a capire qualcosa in più sulle caratteristiche di questa eventuale nostra così detta “metà”.

Proviamo a scrutare la Parola più che per tentare di dare noi delle risposte per lasciarci interrogare e stupire da Lei.

Intanto la così detta costola di Adamo cos’è? :

«Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo»(Gen 2,22)

Il termine costola, “tselà” ce lo spiega Giovanni Ibba, docente di ebraico: “esprime più precisamente una parte posta simmetricamente rispetto a un’altra uguale.” Quindi parlare di “anima gemella” è sicuramente un’immagine sciropposa e melliflua, coniata e amplificata dalla cultura dei romanzi rosa,dei reality show, e delle telenovele nella quale viviamo, ma un aspetto di verità lo contiene: sicuramente deriva da questo contenuto biblico che esprime una persona tratta da noi, che ha una “simmetria” profonda rispetto alla nostra singolare e specifica natura.

Dato che Dio ha dovuto praticare un’apertura nel corpo dell’uomo (Gen 2,21)si parla quindi di qualcuno che sia stato creato da noi, di simmetrico rispetto alla nostra natura più profonda(le ossa o costole esprimono biblicamente la struttura interna portante, lo scheletro dell’uomo appunto) in prossimità del cuore… Quindi questa immagine esprime il completamento per l’uomo di una realtà profonda di amore, non semplicemente epidermica o carnale, perché Dio stesso per dargli vita ha dovuto andare oltre, ha dovuto bucare la pelle e la carne dell’uomo.

“Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».(Genesi 2,18)

Come insegnano i biblisti il termine simile, “kenegdo” in ebraico letteralmente significa davantidi fronte, contrapposto.(tant’è che spesso al posto di simile si trova la traduzione italiana in “corrispondente” effettivamente migliore..) Come se la donna fosse lo specchio più profondo e autentico dell’uomo. L’uomo guardandosi nella sua donna comprende chi veramente è .

Il significato dell’azione dello specchio la si capisce ancora meglio scrutando il significato che la kenegdo ha e che come sottolinea la prof.ssa Storchi Gorini “richiama ai verbi: parlare, rivelare, annunciare, svelare, scoprire, interpretare.” A ben guardarli ciascuno di questi verbi svela in effetti nella relazione, qualcosa di molto profondo all’uomo su se stesso. Ma “kenegdo” significa come dicevamo all’inizio anche “contrapposto” cioè posto contro, come se la donna oltre a fare da specchio all’uomo(e questi a lei)fosse anche il suo contrappeso, il suo argine…Quasi indispensabile a lui per non disperdersi nel caos verso cui le sue inclinazioni malate lo condurrebbero.. 

E’ quindi l’immagine di qualcuno che oltre a fare da specchio all’uomo, lo argina, ha la capacità di dargli un confine, un limite, e per questo non sempre gli rende facile la vita. Del resto uno specchio per poter svolgere autenticamente la sua funzione nella Verità non può mostrare all’uomo(e alla donna) solo la sua bellezza, ma lo riflette così come egli veramente è in tutti i suoi lati compresi quelli brutti, malati, feriti, oscuri..

“Un aiuto che gli corrisponda” (Genesi 2,18)

Ma la profondità della relazione interpersonale contenuta nell’espressione ebraica “ezer Kenegdo” come dicevamo sopra va ben oltre l’espressione che traduciamo con “aiuto simile” o “che gli corrisponda”.

Approfondendo tutte le possibili traduzioni ci si accorge che molti commentatori per poter esprimere la potenza di relazione contenuta nella Kenegdo e al tempo stesso la simmetria di cui parlavamo all’inizio  utilizzano l’espressione: “Un aiuto che lo guardi negli occhi alla stessa altezza”.

E’ un’espressione splendida capace di contenere in essa la grandezza della donna, la sua pari dignità con l’uomo (millenni prima del suffragio universale), la sua impareggiabile capacità di penetrare l’uomo: parlandogli e capendolo come nessun altro, interpretandolo nelle sue insopportabilità, svelandogli il suo segreto, scoprendone le sue grandezze nascoste per annunciargli la sua vocazione ad amare.

“Così il Signore parlava con Mosè faccia a faccia(Es 33,11)

Del resto nessun altro animale è capace di guardare l’uomo negli occhi con la stessa potenza di relazione della sua donna. E l’uomo e la donna sono gli unici esseri viventi nel creato a cui è stata data la straordinaria facoltà soprannaturale di unirsi fin nel profondo dell’anima “guardandosi faccia a faccia” proprio come nell’alleanza tra Dio e Mosè.

Il matrimonio è il riverbero e l’immagine, nella realtà sensibile, dell’Amore sponsale con cui Dio ama l’uomo.

 “Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. (Genesi 2,21).

Il termine “tsela non è propriamente ebraico ma deriva dal sumerico Ti(l)che significa vivere, vita o costola.Deriva dalla calla limnaei, un fiore della specie della Rachardia africana, presente in alcune paludi del continente nero. Questo perché la sua forma con il peduncolo ricurvo ricorda appunto quello di una costola.

La dea del parto anche tra i sumeri era chiamata Nin-ti(l), “signora della vita o della costola”, proprio come Eva detta “madre di tutti i viventi”.

Questo antropomorfismo impressionante per la sua profondità e arcaicità (trasversalmente rispetto a tutte le culture) svela quindi la vocazione ontologica più profonda della donna che è appunto quella di dare, custodire, proteggere e alimentare la vita in ogni sua forma, fisicamente e spiritualmente.

Dire che “le fanciulle sono fiori”, ben lungi dall’essere solo un’espressione poetica melliflua, contiene dunque questa profondità ontologica sulla natura stessa della donna nascosta nell’alfabeto sumero millenni prima di Cristo.

 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo” (Genesi 2,22)

Esistono tante forme di amore: l’amore per un figlio, per un genitore, per un fratello..Sono diversi tipi di amore.Tuttavia i Padri della Chiesa insegnano che l’Amore con cui Cristo ha amato sulla croce la Chiesa, l’Umanità, è un amore sponsale;Un amore autenticamente e totalmente sponsale. Ma da dove si evince tutto questo?

L’immagine della donna che nasce dal costato dell’uomo evoca l’immagine della Chiesa che nasce dal costato di Cristo dove fuoriuscì “sangue ed acqua”(i sacramenti) mentre dall’uomo usci la sua (per questo unica e indissolubile) sposa. In entrambi i casi è significata una realtà più grande, soprannaturale, nascosta dietro tutto questo:c’è una realtà insondabile, un mistero, espresso biblicamente dal torpore,dal sonno che Dio fece scendere sull’uomo per donargli la sua sposa e dal sonno della morte sceso su Cristo prima di consegnargli la Sua sposa:la Chiesa o meglio, l’Umanità nuova redenta e sposata da Lui.

Da queste semplici considerazioni bibliche si evince che la persona giusta, e solo lei, sentirà la vocazione soprannaturale ad amarci ad immagine di Cristo e quindi,come Lui, a farlo soprattutto nei nostri limiti, nei nostri peccati… Il matrimonio autenticamente cristiano, letto in questa chiave diventa una divinizzazione dell’amore umano, che diventa così simile a quello di Cristo, trasfigurandosi cosi in amore soprannaturale.

“Allora l’uomo disse:Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. perché dall’uomo è stata tolta. Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna. (Genesi 2,23-25)

La nudità biblicamente non esprime l’assenza di vestiti, ma le reciproche povertà e tutto ciò che ci rende fragili: le nostre miserie, le nostre ferite, tutti i nostri limiti,le nostre vulnerabilità, i nostri impedimenti…

I nostri progenitori prima del peccato non avevano bisogno di coprirsi con la foglia “di fico” (Gen 3,7) dell’orgoglio e dell’autosufficienza perché si rivestivano reciprocamente con l’abito dell’Amore. Potevano guardarsi attraverso le finestre degli occhi fin nel profondo dell’anima senza provare vergogna perché permettevano reciprocamente alle ferite e alle povertà dell’uno di essere coperte dall’amore dell’altro. 

La persona veramente giusta, “l’anima gemella” o meglio la nostra tselà sarà riconoscibile dal fatto che sentirà la vocazione soprannaturale ad amarci ad immagine di Cristo li dove ciascuno di noi non si sente e non è amabile per niente:nelle nostre miserie, nelle nostre povertà, nei nostri impedimenti e nei nostri imperdonabili e insopportabili difetti. Sarà la sola che potrà farlo per tutta la vita perchè sentirà nel suo cuore la vocazione datagli da Cristo stesso ad amarci (a Sua immagine) li dove nessun altro sarebbe capace di amarci e a dare la sua vita per noi proprio li,li dove nemmeno noi spesso riusciamo a sopportarci.

Lo dico soprattutto alle fanciulle, prigioniere troppo spesso dei vitelli d’oro, dei culti da dare al dio della loro bellezza: non esagerate mai col trucco, il tacco,l’abbigliamento o con ogni altro tipo di artificio che la macchina commerciale e culturale ha fagocitato nei banali e consumistici clichè del mondo. Perché la persona veramente giusta, e solo lei, la riconoscerete dal fatto che non vi amerà tanto nelle vostre e per le vostre bellezze, ma soprattutto nei vostri inestetismi, nelle vostre infermità spirituali e materiali e per lei baciarvi nelle vostre celluliti spirituali o materiali o sulle rughe dolorose delle vostre ferite sarà infinitamente più bello che baciare la pelle liscia profumata e incipriata della donna considerata più “bella” dal mondo.

Raccontava spesso padre Jozo ai pellegrini che da Medjugorje si recavano da lui a Shiroki Brieg che una volta nella loro tradizione croata, quando una coppia di sposi si presentava davanti all’altare il giorno del matrimonio ciascuno di loro portava una croce.Una volta arrivati all’altare gli sposi si scambiavano le croci reciprocamente. E’ l’espressione culturale di questo concetto biblico profondissimo: ciascuno in questo modo sceglie consapevolmente di prendersi la croce che i peccati e le miserie dell’altro diventeranno per lui per il resto della vita.

A ben rifletterci è il compimento perfetto di quella simmetria che la costola, la tselà ebraica di cui dicevamo all’inizio, conteneva solo in enbrione: in fondo non esiste una costola perfettamente simmetrica rispetto ad un’altra anche nella nostra stessa cassa toracica. Solo chi, per amore, sceglie di lasciarsi uccidere dai peccati dell’atro coopera soprannaturalmente con Dio nell’altro.Così come la carne di Cristo è divenuta perfettamente simmetrica rispetto ai chiodi alla lancia e alla corona di spine soltanto nel momento in cui da loro è stata scavata.

Infondo a ben rifletterci è impossibile poter baciare Gesù nello sposo senza permettere alla corona di spine delle sue povertà di penetrare nella nostra carne a sua volta.Ed è utopistico e stolto pensare di potersi stendere perennemente orizzontalmente sul talamo nuziale senza al contempo aver scelto di stendersi verticalmente sull’altro nel letto della croce, permettendo ai chiodi e alla corona di spine che fuoriescono dal corpo della sposa di entrare nella nostra stessa carne, facendoci diventare una cosa sola con lei.

In fondo “ i due saranno una sola carne” significa nella profondità più alta soprattutto questo…

Se un giorno avrete la Grazia di trovare e di riconoscere la vostra tselà due cose sole spetteranno a voi: dargli il permesso di amarvi così e avere il coraggio di amarla così.

 

Leonardo

 

 

Che cos’è l’ “anima gemella”?ultima modifica: 2016-01-12T17:37:28+01:00da gerbertus
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