COS’E’ IL PECCATO?

hamartia

 

Mi sono sempre chiesto l’origine più profonda di questa parola così tanto abusata, così tanto declinata a categoria moralistica dagli ambienti ateo/laicisti ma spesso, per nostra ignoranza, anche da quelli cristiani.

Ma se la morale è la più nobile delle inclinazioni dello spirito umano che cerca la verità, il bene, per distinguerlo dal male(ricercando cosi il modo e i mezzi più necessari per attuarlo) il moralismo ne è la degenerazione più abbietta, lo svilimento più povero, la mistificazione più falsa che la stoltezza umana possa fare di tale sublime inclinazione.

Così ecco che a questa parola viene spesso associato, anche nella nostra cultura, quel complesso di soffocanti norme o precetti che, in nome di un sedicente spirito religioso, non vanno perentoriamente  commessi-pena:la “penitentiam”(anche confessionale) che tali deplorevoli atti meritano di cagionare.

Ma a cercare la profondità nascosta dietro l’apparenza delle cose ci si accorge che quest’ultima accezione, imputridita di moralismo e così spesso presentata e confezionata dal mondo attraverso le categorie della nostra cultura, è quella latina dove la parola “peccatum” significa per l’appunto “violazione di una norma stabilita da una comunità” che comportava una “penitentia” o “multa” da espiare .

Stupisce ad esempio in base a questa accezione il motivo per il quale il Signore, difronte all’adultera conclamata, non le abbia applicato alcuna penitentia, ma abbia usato con lei solo le stupende parole “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più(Gv8,11) cariche solo di misericordia.

Ma i vangeli sono stati scritti in greco, non in latino e in greco la parola “peccato”, ha un significato completamente diverso dall’accezione comune che tutti abbiamo assorbito fin da bambini: peccato in greco si dice “hamartia”, che vuol dire (è un termine sportivo): “mancare il bersaglio [tirando con l’arco]” o per estensione: strada sbagliata.
Se tirando con l’arco fallisco il bersaglio, non devo fare penitenza o pagare una “multa”, perchè ho già perso la mia freccia: devo ritirarne un’altra sapendo che se non colpisco il bersaglio un’altra freccia, un’altra occasione non necessariamente replicabile dalla vità sarà andata persa.
Quindi nell’accezione nella quale sono stati scritti i vangeli il peccato è visto come “errore” che già porta in se stesso una mercè da pagare.

Inoltre proprio secondo gli insegnamenti evangelici per correggere una “hamartia” non serve  una “penitenza” bensì una “metànoia”, cioè “un nuovo modo di vedere” che permette di superare l’errore stesso e la causa originale che lo ha reso possibile.

Sono gli occhi del cuore, gli occhi di chi, sentendosi amato gratuitamente, sceglie e riceve per grazia queste lenti soprannaturali per guarire dalla miopìa spirituale che tutti affligge.

Pensando a questa accezione splendida, lontano da ogni mistificazione moralistica, si può per estensione immaginare l’intera  nostra vita come quella di una freccia scagliata dall’Amore di Dio Padre verso un bersaglio di felicità, di autentica e totale realizzazione di noi stessi nell’Amore, ed ogni nostro peccato come una deviazione piccola  o grande di rotta che in questo tragitto noi diamo alla direzione di quella freccia impedendole alla fine di andare a segno in pieno.

Peccando quindi, deviando la traiettoria di quella freccia, priviamo noi stessi del bersaglio, della felicità che ci era stata destinata.

“Ora perché sappiate che il Figlio dell’Uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati, io dico a quest’uomo[il paralitico] alzati cammina, prendi il tuo lettuccio e và a casa”,(Mt9,6)

 

Ma se i vangeli sono stati scritti in greco (e non in latino..)sono stati pensati in ebraico/aramaico che era la lingua usata dal Signore e a questo proposito la parola peccato che con tutta probabilità pensava il Signore quando ha pronunciato queste parole è  khed’e che significa  “trauma-che genera paralisi” o “blocco causato da gravi turbamenti”.

Il Signore ha pronunciato queste parole proprio ad un paralitico perchè la “khed’epuò esprimere un trauma e una paralisi ben maggiore di quella semplicemente fisica. Ha potuto così in una parola estendere i confini della Sua guarigione… da quella unicamente fisica a quella totale dell’uomo, includendo così anche la sua dimensione spirituale. Rimettere i peccati significa in questo modo: “Guarire dai propri traumi più profondi, dai propri blocchi”.

E’ un concetto così profondo che sconfina il semplice piano fisico e non è un caso se il concetto di trauma è utilizzato anche come fondamento di tutta la moderna ricerca della medicina complementare, intendendolo come causa di ogni patologia non solo fisica ma anche psico-fisica.

Effettivamente a ben rifletterci ogni peccato esprime un “trauma che genera una paralisi” del cuore sia in chi lo genera che in chi lo riceve..

E’ la sofferenza più grande dell’uomo, la paralisi del cuore… l’incapacità di amare e di farsi amare e che gli impedisce di andare a bersaglio (secondo l’accezione greca) di essere felice…

Così proprio come un braccio o una gamba che subìto un trauma necessita di essere ingessato, allo stesso modo i peccati che abbiamo subìto generano in noi una paralisi nel cuore..nella capacità di amare che ci porta a nostra volta a “traumatizzare” gli altri…trasferendo come ad effetto domino i nostri blocchi negli altri.

Siamo tutti traumatizzati e traumatizzatori, paralizzati e paralizzatori dai nostri peccati, dal nostro khed’e.

A volte capita che proprio le persone che amiamo di più, se ci hanno ferito, siamo impediti ad amare e a dimostrare loro il nostro amore, per la paura di essere nuovamente “traumatizzati” da loro. Quante volte non facciamo fino in fondo quello che vorremmo fare, non diciamo fino quello che dovremmo dire, non siamo fino in fondo ciò che dovremmo essere.

La soluzione a tutto questo sta nella Forza soprannaturale che viene dalla fede in quell’Uomo dei dolori, in quell’unico Uomo della storia che ha sconfitto il male e la morte assumendolo su di Se.

In quell’Unico Uomo della storia che ha avuto il potere di rimettere i peccati di tutti cioè di far “Guarire dai propri traumi” facendosi traumatizzare fisicamente (nei 5480 colpi subiti come da Lui stesso rivelato a Santa Brigida) e spiritulmente nell’agonia del Getsemani.

In quell’Unico Uomo della storia che ha avuto il potere di guarirci dalle nostre “paralisi” lasciandosi inchiodare sul legno della croce.

In quell’Unico Uomo della storia che, solamente scegliendo di morire soffocato, trascinato verso il basso dalla forza di gravità(peccato), ha potuto soffiare lo Spirito Santo, innalzando l’uomo verso le vette più alte del Cielo .

 

 

COS’E’ IL PECCATO?ultima modifica: 2015-12-07T18:27:59+01:00da gerbertus
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