La fede:

Quell’insopprimibile richiamo che dal Cielo scende fino a terra


Sonnecchiavo dinoccolato come la fronda di un pesco di inizio estate quella mattina, maldestramente diroccato sul sedile del Frecciarossa delle 7.35 , pretesamente troppo piccolo per chiedergli la bontà di farmi riposare.

Il giornale dell’ignaro passeggero d’innanzi a me, quasi fosse una cambiale ostentata da un creditore petulante, svolazzava senza posa a pochi centimetri dal mio naso pretendendo l’attenzione di uno sguardo che la fatica di una levataccia senza lena mal si coniugava a concedergli.

“I MERCATI NON RINNOVANO LA FIDUCIA A OBAMA” titolava.

Le 24 ore come del resto tutte le settimane precedenti,  erano state un continuo rincorrersi di balletti sull’esito delle proiezioni,sui sondaggi,sui talk show dei due contendenti,sul conteggio dei voti di quelle elezioni il cui esito, per l’inflazionato martellante interesse mediatico che le aveva precedute, aveva finito per piegare la mia volontà ad arrendersi a quell’inerme fatalismo tipico di chi, seppur con un’opinione, davvero non ne voleva più sentir parlare.

Quella frase però indesideratamente letta su quel giornale faceva riflettere…ed è rimasta li..come un tizzone mai spento nel braciere dei miei pensieri.

Parlava di fede o meglio della sua variante terrena .

Cos’è la fiducia se non la proiezione della fede in Dio piegata verso terra, nell’infinito universo dei rapporti sociali umani?

Eppure a rifletterci bene sembra che l’uomo di questa fede o fiducia, in ogni luogo,contesto ambito sociale  nonché in ogni tempo davvero non ne abbia mai potuto fare a meno.

I Romani, superstiziosissimi, erano soliti inserire nell’infinito novero delle divinità(si va da quelle “della soglia” a quelle del focolare, della guerra, della pace, del grano…) presenti nell’Impero, quelle riconosciute come “lecite” e appartenenti ai popoli conquistati. Cosi traghettando con altri nomi le divinità greche, Zeus divenne Giove capitolino, Athena divenne Minerva, Hera sostituì Giunone e così via. Era tale il timore di offendere un qualche dio sconosciuto che nel loro pantheon era inserito uno specifico altare dedicato al “dio ignoto”che , non si sa mai, potrebbe pure adirarsi  se non opportunamente venerato.

E che dire dei Greci,degli Egizi dei Sumeri, di tutti i popoli pagani, persino dei culti politeisti dell’America latina o di quelli animisti africani?

Sembra davvero che di prestar fede o fiducia a qualcuno o a qualcosa l’uomo non abbia potuto mai farne a meno.

E che dire poi di tutta la società medievale?

Strutturata si sa, su quel feudalesimo (feudo viene dal latino fides = prestar fiducia) che era interamente fondata sulla parola data e sulla relativa necessaria fiducia.

Tant’è  che nel medioevo l’insulto più offensivo era “fellone” cioè spergiuro.

E sempre nello stesso medioevo eresie pericolosissime come ad esempio quella catara, che vietava di prestare giuramento e considerava il matrimonio al pari del concubinaggio legale («Matrimonium est meretricium, matrimonium est lupanar»), proprio per il fortissimo pericolo destabilizzante per la società, sono state così fieramente combattute assai prima e assai più cruentemente dal potere laico che da quello ecclesiastico. Nonostante la vulgata protestante prima e illuminista poi ci abbiano convinto del contrario l’istituzione del Tribunale della Santa Inquisizione nasce solo nella seconda metà del XII secolo per combattere l’eresia, dopo secoli di giustizie sommarie appiccate dal popolo furente e dal potere civile ( il primo rogo  fu appiccato dal re Roberto il Pio in Francia nell’XI° secolo ), mentre la Chiesa fino ad allora e fino a quando il potere politico non la sollecitò si era limitata verso gli eretici alle semplici condanne o all’applicazione di sanzioni puramente  spirituali come la scomunica.

 

Qualche giorno fa in televisione mi è capitato di sentire un noto economista che invitato dal commentatore a dare una definizione semplice per il telespettatore su quello spread di cui siamo stati terroristicamente bombardati negli ultimi anni ha  chiosato più o meno così : “ l’indicatore della fiducia dei mercati nei titoli di stato italiani fatta in modo comparativo rispetto a quelli tedeschi” .

Del resto si sa,l’intero e complesso mondo delle borse e delle speculazioni finanziarie di tutti i mercati mondiali si basa su quella fiducia degli investitori o speculatori, sulle politiche degli stati, sulle azioni dei governi e sulle prospettive di crescita delle nazioni.

E che dire poi della galassia dei rapporti affettivi, lavorativi,e sociali umani?

Praticamente tutti si fondano sulla fiducia, sulla fedeltà e sulla buona fede

Dal matrimonio all’amicizia, passando per le fideiussioni bancarie o per i prestiti a interesse che a tuttoggi tengono in piedi le economie delle piccole e medie imprese di ogni dove.

 

Così la fiducia tra gli uomini sembra essere la proiezione su un piano orizzontale di un’esigenza verticale del cuore dell’uomo che sembra essere nata con lui: la fede in Dio.

Accade sovente che proprio quei rigurgiti culturali che vengono dalla terra invertano questa naturale direzione altoàbasso nel verso contrario:

“il Marxismo com’è noto altro non è se non quella ostinata,tenace, mimillenaria attesa messianica così inconfondibilmente veterotestamentaria dell’ebreo Karl Marx ( Vittorio Messori)”  piegata oramai verso terra.

 

Tempo fa guardando un film d’oltre Oceano mi è capitato di imbattermi in una constatazione che avevo sempre ascoltato nei film provandone un innato stridore e una conseguente repulsione, ma della quale non mi ero mai chiesto l’origine culturale.

Un personaggio aveva fatto un grosso favore ad un altro (generalmente gli salva la vita).

Bene quest’ultimo per tutta la durata del film sentiva dentro di se il monito del “glielo devo” e fino a quando non aveva rimesso “i conti a posto” salvando a sua volta la vita al primo e potendo dire “ora siamo pari”  non si sentiva tranquillo.

Tutto questo sentivo non appartenere alla mia cultura e non ha nulla a che fare col perdono gratuito portato da Gesù e di cui tutti possono fare l’esperienza purchè lo vogliano.

L’idea di non stare a posto e di dover continuamente mettere  i conti in ordine è propria delle culture che non hanno conosciuto o hanno rigettato la cattolicità. Così il  protestantesimo che oltre Oceano ha assunto i connotati tipici del puritanesimo anglosassone e del calvinismo olandese non disponendo del sacramento del perdono ha finito per affannarsi in maldestri surrogati umani nel concitato tentativo di trovare ogni occasione per autogiustificarsi.

 

Nasce nel mondo anglosassone l’ipocrita minuto di silenzio che noi abbiamo bovinamente importato e che, per quanto inutile, vuole esprimere il tentativo vano quanto ridicolo dell’uomo di sentirsi giusto, non avendo più la possibilità di sentirsi veramente perdonato .

Ed ha sempre questa origine l’unico modo che queste culture si sono date per sentire la benedizione del Cielo: il successo economico.

Il motto “gli affari prosperano? E’ Dio che ti benedice” ha fornito  la spinta propulsiva a dare origine all’etica del risparmio e alla nascita della borghesia imprenditoriale moderna.

 

Poverini, da Lutero, Calvino, Zwingli ad oggi, avendo rifiutato la grazia di potersi inginocchiare davanti a un sacerdote chiedendogli il perdono di Dio si sono illusi di essere liberi ma sono diventati schiavi della voce di una coscienza che davvero non si riesce a far tacere.

 

 

Ma la Grazia non ci si può dare da se, non si può contrabbandare col moralismo o traghettare con i successi economici, e pensare di dare a Cesare quello che è di Dio prima o poi dovrà fare i conti col fatto che Cesare, gli Affari, e tutti i conticini che tu, piccolo uomo ti affanni a mettere a posto da solo non torneranno mai perché la terra non ha lo stesso colore del Cielo e tu, piccolo uomo, non sei Dio.

La fede:ultima modifica: 2013-07-19T23:12:00+02:00da gerbertus
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