Il papato?La più grande fortuna dell’Italia

Il Papato? La più grande fortuna dell’Italia

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I grandi Profeti della modernità:

 

“Bisogna che Dio muoia perché l’uomo viva. Dobbiamo liberarci del Nazareno e della sua tetraggine per ritrovare la gioia. Occorre riprendere in mano le redini del nostro destino sequestrateci dal cristianesimo” (Friedrich Nietzche)

 

“Nella cultura nuova, non ci sarà futuro per la superstizione cristiana. Io vi dico che tra 20 anni il Galileo sarà spacciato” (Voltaire – 1773)

 

Chissà se “ha ripreso in mano le redini del suo destino” e se l’ha trovata davvero “la gioia” quel pover uomo, così tanto incensato e beatificato dal pensiero laico moderno, che iniziava la sua follia nel 1889 a Torino, proprio pochi mesi dopo aver scritto l’Anticristo.
Proprio lui, che per anni aveva definito pazzi i santi cristiani, sarebbe finito ricoverato nel manicomio di Basilea .
 
In quanto alla profezia di Voltaire, per un drammatico contrappasso della storia esattamente 20 anni dopo aver pronunciato queste parole quella “cultura nuova” inaugurata dalla Rivoluzione francese avrebbe, attraverso le delibere del “Comitato di Salvezza Pubblica”, inaugurato quel Terrore giacobino che proprio nel 1793 avrebbe raggiunto il suo picco di massima efferatezza e violenza.
La Salvezza sarebbe venuta dall’omonimo Comitato pubblico, dalla sua ghigliottina e dai suoi massacri vandeani, non certo dalla Croce di un fantomatico Salvatore.
 
Il primo tentativo culturale della modernità di eliminare “il Galileo” dalla storia finiva drammaticamente per eliminare l’uomo stesso.
 
Quella ventata di “fraternitè” sarebbe poi giunta, veicolata dalle evoluzioni culturali dell’800, fino a noi nella forma di tutti i nichilismi i laicismi e gli anticlericalismi che la modernità ha conosciuto.
Così il secolo di quel decantato Risorgimento è stato caratterizzato dal tentativo costante e ripetuto di distruggere quella cattolicità che l’ottocentesca ideologia romantica non sarebbe riuscita ad assorbire e a corrompere completamente ai suoi schemi (com’era avvenuto per il clero rivoluzionario francese e ancora, due secoli prima, per il protestantesimo).
 
Non poteva essere tollerabile alla luce della conquistata “modernità” che gli altari eretti dal “liberal pensiero” ai neonati culti dalla rampante borghesia ottocentesca sopportassero la traccia fisica più maledettamente concreta di  quel “Galileo”: Il papato e quelle radici che sole ne potevano garantire l’indipendenza, lo stato che ad oggi chiamiamo Vaticano.
Con Porta Pia si inaugurava quel tentativo di protestantizzazione, che non riuscì e che oggi anche molti studiosi “riformati” riconoscono.
E’ la storia nascosta ai nostri manuali scolastici del nostro Risorgimento, della presa di Roma e di quei così contestatissimi “Patti lateranensi” prima, e  di quel Concordato poi di cui taluni ad oggi chiedevano la revisione.
Ma prima di dedicare un lavoro a questa specifica pagina della storia volevo soffermarmi sul ruolo che la Chiesa prima e lo Stato Vaticano poi hanno avuto per l’Italia.
Lo Stato della Chiesa, quell’odiatissima lingua di terra incastonata nel cuore della penisola italica per ben 18 secoli, assai prima di quella ventata di “fraternitè” portata dai giacobini della Repubblica Romana prima (1796) e il 20 Settembre 1870 dalle cannonate a Porta Pia del 34° Reggimento bersaglieri.
Ma al di là delle retoriche ideologico laiciste ci siamo mai chiesti cosa ha significato per l’Italia avere lo Stato della Chiesa prima e, 60 anni dopo Porta Pia, quel minuscolo fazzoletto di terra chiamato Vaticano  al suo interno?
 
Se  cerchiamo la lente dell’onestà intellettuale incastonandola sulla montatura della sincera ricerca storica ci si accorge facilmente che il Papato sin dai primi secoli ha rappresentato uno straordinario ruolo di Madre, protettrice e custode del suo popolo.
 
In effetti sono stati proprio i Pontefici quelli che per esempio nel corso dei “ bui” secoli medioevali (che la retorica anticlericale ci ha convinto essere stati tali proprio perchè impregnati della luce della Chiesa) ben  più di Imperatori, Re e Principi hanno avuto a cuore davvero le sorti del’Italia.
 
Leo Moulin, professore agnostico, tra gli intellettuali più prestigiosi d’Europa è stato forse il maggior conoscitore degli ordini religiosi medioevali,docente per più di 50 anni di storia e di sociologia e  autore di decine di libri, parlando di quel Medioevo che da studioso conosceva assai bene commentando questa vulgata disse:

Quella vergognosa menzogna dei “secoli bui” perché ispirati dalla fede del Vangelo! Perché allora tutto ciò che ci resta di quei tempi è di così fascinosa bellezza e sapienza?”… “Date retta a me vecchio incredulo che se ne intende….A furia di insistere, dalla Riforma fino ad oggi, ce l’hanno fatta a convincervi di essere responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno paralizzati nell’autocritica masochistica, per neutralizzare la critica di ciò che ha preso il vostro posto”.

 

Un po’ di storia su cui poggiare i piedi

 

“Da quando Dio stesso ha chiesto a Maria il suo SI o il suo no che le donne hanno acquisito il diritto di dire sì o no” (Roberto Benigni)

 

 

Cerchiamole  allora alcune di quelle risposte, per cercare di non essere catturati anche noi da certa  retorica ideologica soventemente così dimentica, elusiva,e mistificatrice dei fatti storici .
La Roma dei Papi sin dalla fine del V secolo, abbandonata dagli Imperatori, e decaduta nelle sue Istituzioni come il Senato, e divenuta terra di contesa di barbari e bizantini, avrebbe trovato  solo nel Papa la sua difesa .
Sarà San Leone Magno il primo di quegli eroici pontefici scrive O’Clery “che si distinsero per nobiltà negli annali dell’Italia come salvatori e difensori della propria patria..
Sarà lui che nel 454 in modo assolutamente straordinario a fermare Attila e i suoi tremendi Unni sul Mincio, presso Mantova, impedendo loro la distruzione e il saccheggio della penisola.
E sarà sempre lui che 3 anni dopo tentò la stessa impresa col vandalo Genserico. Non riuscendo a impedire il saccheggio di Roma ottenne una cosa ben più importante che la città non fosse incendiata e la salvezza dei suoi abitanti.
I romani furono risparmiati infatti solo perchè si rifugiarono  nelle chiese di San Paolo fuori le Mura, San Giovanni e San Pietro).
Sarebbe stato l’arcidiacono Pelagio che avrebbe salvato il popolo romano dal re goto Totila, e papa Agapito e Giovanni III avrebbero fatto lo stesso con i bizantini.
E che dire di quel San Gregorio Magno a cui continua O’Clery deve profonda gratitudine non solo l’Italia, ma tutta l’Europa”. Sarà lui che quando i Longobardi del feroce Alboino entrarono in Italia devastando e saccheggiando, mentre gli esarchi di Ravenna e gli imperatori di Costantinopoli guardavano disinteressati o impotenti, avrebbe preso eroicamente l’Immane compito di non lasciare il popolo italiano solo . Lo storico Edward Gibbon, ostile alla Chiesa ha scritto così di lui“… mandò governatori a villaggi e città, diede ordini ai generali,mitigò le sofferenze del popolo, trattò con il nemico la pace e il riscatto dei prigionieri”.
Con una generosità e una magnanimità di raro pareggio utilizzò i beni della Chiesa, per soccorrere tutti i bisognosi di quei tempi tragici.il dolore del malato, dell’indifeso, la difficoltà dello straniero e del pellegrino erano immediatamente sanati dalla generosità di ogni giorno e di ogni ora; il pontefice non si permetteva nemmeno un pasto frugale fino a che non aveva mandato le sue portate a qualcuno che aveva attirato la sua compassione(……).tale era la sensibilità della sua coscienza che proibiva a se stesso di compiere funzioni sacerdotali qualora un mendicante fosse morto per strada.” e prosegue O’Clery Dalla condotta di Gregorio in quei tempi dipese il futuro non solo dell’Italia, ma di tutta la civiltà europeavisto che i suoi successori proseguirono con la stessa politica.
 
L’inizio del potere temporale della Chiesa risale all’8° secolo, quando il papa StefanoII, per proteggere l’Italia dai Longobardi chiese aiuto ai Franchi di Pipino, primo popolo barbaro convertitosi al cattolicesimo. Questi, strapparono ai Longobardi le attuali terre corrispondenti all’Emilia alle Marche e alla Romagna, consegnandole al papa . Così prosegue O’Clery i papi divennero re, unici sovrani in tutta Europa a governare con la propria influenza morale in luogo della forza materiale ed esclusivamente per il bene del popolo.”
Il potere temporale dei papi si è dunque distinto rispetto ad ogni altro principato e ad ogni altro potere politico per una caratteristica essenziale: il servizio  verso il popolo ( il papa era chiamato sin dai tempi di San Gregorio “servo servorum Dei” .)
E’ per questo che a differenza di principi, dominatori e imperatori che il suo regno si è esteso quasi esclusivamente per le libere donazioni che ricevette nel corso dei secoli, proprio per la sua missione e per l’autorità morale oltre che spirituale che ha da sempre esercitato.
Certo la Chiesa non è stata esente nel corso dei millenni da compromissioni col potere, da corruzioni di ogni tipo anche dei suoi pastori, come ogni altra istituzione umana del resto, ma abbiamo minimamente idea di quanto ha contribuito al progresso morale culturale, democratico, politico e sociale della nostra così detta società occidentale?
 
Grazie all’influenza dei papi fu condannato e limitato l’uso della faida e del duello ordalico, con le innumerevoli Bolle pontificie venne condannata e abolita la schiavitù (Paolo III, Urbano VIII, Eugenio IV, per citare solo quelle associabili allo sfruttamento degli indios delle Americhe e delle Canarie….), le donne videro innalzarsi la loro dignità in un modo che per la paganità antica, greca o romana che fosse, era impensabile.
Stravolgendo completamente le ristrette concezioni religiose e culturali non solo israelitiche ma dell’intero mondo antico, che  non attribuivano alcun valore alla donna, il Signore ha voluto che fossero proprio e solo loro le prime a vedere il Risorto.
E che la fede degli Apostoli si fondasse inizialmente solo sulla loro parola.
 
Il diritto canonico mitigò le leggi feudali, le scuole monastiche furono le officine della cultura che generò le Università.
La Chiesa “inventò” gli ospedali, attraverso la ricerca costante del Bellezza suprema di Dio  stimolò la rinascita delle arti e il sorgere della democrazia.
Già perché il concetto di uguaglianza fra tutti gli uomini è stato forgiato dalla fucina del cristianesimo sulla base del concetto di paternità di Dio che Gesù ha insegnato essere nei confronti di tutti gli uomini.
Le stesse società greche e romane anche nei momenti di maggiore progresso  culturale non arrivarono mai ad estendere questo diritto se non a livello di elite.
“L’egalitè”(e lo stesso vale per la libertè e la fraternitè) di cui lo slogan trinitario del 1789 si è arrogato la paternità, poggiava le sue basi sui 17 secoli di cristianesimo che l’anno preceduto, cioè su quella stessa Trinità che tentava di annichilire e desacralizzare, piegandola verso terra.
La libertà poi è un concetto che nemmeno esiste in molte culture umane e “ in quasi tutte le lingue non europee non esiste neanche la parola libertà” ( Moses I. Finley) .
Secondo Ludovico Antonio Muratori, padre della storiografia moderna scientifica e documentaria, che pur essendo vissuto ai primi del settecento  è universalmente considerato uno dei più grandi medioevalisti mai vissuti “Non c’è dubbio che, senza la presenza del Papato a Roma, parte dell’Italia sarebbe divenuta una provincia tedesca. E l’altra parte una provincia musulmana” .
La sorte che hanno avuto le popolazioni austriache ammonisce: di origine slava e in parte ungare furono letteralmente germanizzate dal sacro Romano Impero sin dai tempi di Carlo Magno e divennero un bastione per frenare prima i normanni delle steppe e poi i turchi della Baviera e del Reich renano.
Li dove, come il Sud Tirolo, questo è avvenuto, ancora oggi è insoluto problema delle tensioni e delle rivendicazioni indipendentiste.
La presenza del Papato provò il Muratori impedì la germanizzazione della Padania e con tutta probabilità anche dell’Italia transappeninica.
Fu infatti l’infaticabile e bimillenaria attività diplomatica, di coesione culturale e sociale della Chiesa che, difendendo pervicacemente la latinità amalgamò il paese nel più profondo, consentendo la sopravvivenza ad esempio della nostra lingua che dal latino deriva.
Se a tutt’oggi non siamo stati germanizzati, se parliamo l’italiano e non un derivato di un dialetto tedesco tra le altre cose lo dobbiamo alla presenza della Chiesa.
E per giungere ai tempi moderni, secondo autorevoli storici è stata la presenza della Chiesa ad aver impedito al fascismo di diventare un totalitarismo come il nazismo e il comunismo.
Sarebbe stato quel piccolissimo fazzoletto di terra dello stato vaticano, ultimo rimasuglio del potere temporale della Chiesa,così tanto odiato da alcuni, che avrebbe dato riparo ed ospitalità a quell’Alcide De Gasperi che sarebbe stato un mattone fondamentale nella costruzione dell’edificio democratico del nostro paese.

Proprio quel coraggioso e santo statista infatti (è in corso il processo di canonizzazione) avrebbe contribuito fattivamente all’istituzione di quel suffragio universale che già alle elezioni nazionali del 1948 avrebbe finalmente equiparato nei diritti quello che le caste liberal borghesi dell’800 avevano riservato solo per se stesse.
E sarebbe stato sempre quel fazzoletto di terra a dare rifugio, sempre durante la guerra, ai partiti antifascisti ivi inclusi quelli che avevano condannato i Patti Lateranensi.
E sempre il Vaticano, grazie all’eroismo di un papa come Pio XII, durante la seconda guerra mondiale avrebbe dato asilo nella clandestinità dei monasteri, nei conventi e negli ordini religiosi sparsi per la capitale, a più di mezzo milione di ebrei braccati dai nazisti a Roma e pronti per essere imballati e spediti nei campi di concentramento del centro Europa.
Del resto Pio XII (dopo l’evaporazione di Re e Primo Ministro di quello stato che 70 anni prima era entrato a cannonate) sarebbe stato l’unico tra i potenti a non abbandonare  il suo popolo nel  momento per noi più buio della seconda guerra mondiale..
Davvero singolare e notevole nelle sue conseguenze storiche planetarie la presenza di questo piccolissimo lembo di terra indipendente e  sapientemente nascosto dentro il cuore di Roma.
 

Stato della Chiesa o Chiesa di Stato?

 “La fede è la più alta passione dell’uomo.Ci sono forse in ogni generazione molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre”(Soren Kierkegaard)

 

 

Vittorio Messori in più lavori ha fatto acutamente notare che nel corso della sua storia bimillenaria la Chiesa Cattolica ha sempre subito due tentativi: l’eliminazione o, qualora questa non sia stata possibile l’assimilazione, visto che per i potenti è sempre stata “un ostacolo da abbattere o uno strumento di cui servirsi dopo averla svuotata dall’interno”.
Così mentre a Est è avvenuto il brutale tentativo di eliminazione ad opera dei regimi comunisti, a Ovest si è tentata l’omologazione della Chiesa per ridurla a un semplice apparato statale.
“Non avremo altro Re che Cesare”
 
E di fatto è accaduto davvero che, li dove si è voluto spezzare il legame con Pietro ci si sia  piegati al Cesare di turno.
 
Le Chiese d’Oriente, non sterminate dalla feroce cancellazione a cui Stalin sottopose quella cattolica, dette Autocefale cioè indipendenti(sembra un’ironia) hanno di fatto ripercorso la stessa omologazione al potere politico che ha segnato le Chiese nate dalla Riforma Protestante in Occidente.
La gerarchia ortodossa si è infatti letteralmente configurata a misura degli zar prima dell’arrivo della Rivoluzione, e successivamente dopo aver pagato col sangue la sua sottomissione al vecchio regime, si è plasmata sulle categorie imposte dal nuovo, scatenando la reazione dei credenti che proprio in quelle terre non di rado si sono sentiti traditi dai loro vescovi manovrati dai ministeri statali  per gli affari religiosi.
 
Un esempio fra tutti è quel divorzio che le chiese ortodosse, greche o slave, concedono, in casi estremi, intendendolo come male minore.
E’ poco noto ad esempio che una delle norme per cui il divorzio è ammesso dalla Chiesa ortodossa russa è il caso in cui uno dei due coniugi sia dichiarato colpevole di “attività contro lo stato”…..
 
O che dire, per citare soltanto il caso, del metropolita Basilio che nella Polonia della guerra fredda che ospitava 600 000 ortodossi, non lesinò benedizioni nei confronti del governo comunista e delle sue misure repressive nei confronti di Solidarnosc e che ancora nel 1989 invitava i suoi fedeli a votare pubblicamente per il partito comunista al potere?
A Occidente del resto, cos’è toccato a quelle “chiese di stato” nate dalla Riforma se non un analoga omologazione fino ad arrivare al paradosso estremo dell’anglicanesimo, con il re e la regina capi della Chiesa e il Parlamento unico deputato a legiferare in materia teologica? (vedere i lord spirituals nella camera dei Lord)
Sono famose le apologie di quel Soren KierKegaard che visse sulla sua pelle la statalizzazione della chiesa danese, che ne soffrì, e che non si stancò di ammonire quanto fosse drammaticamente preferibile uno stato della Chiesa davanti al pavido e  vuoto formalismo di una omologata chiesa luterana di stato.
 
Del resto pensiamo davvero che gli assetti politico-sociali che le chiese nate dalla Riforma hanno preso in collusione col potere politico locale abbiano architetture così tanto magnificamente esemplari rispetto a quelle della Chiesa cattolica?
Pensiamo davvero che il modello vaticano sia così tanto biasimevole nei confronti di tutti gli altri sistemi politico-religiosi umani?
L’acuto studioso Carl Schmitt, espertissimo dei sistemi sociopolitici, ha fatto notare come in un’analisi dell’organizzazione della Chiesa cattolica ci sono le tracce di un autentico capolavoro nel quale esiste una misteriosa ed apparentemente quasi inspiegabile “sintesi degli opposti”. Scriveva infatti :“La Chiesa di Roma è riuscita a riunire in se tutte e tre le possibili forme di Stato e di governo: è una monarchia autocratica il cui capo è eletto da una aristocrazia di cardinali e in cui c’è tanta democrazia che, senza alcun riguardo per il ceto e l’origine, anche il figlio dell’ultimo pastore può diventare il monarca o entrare almeno nel collegio dei principi porporati”.
Lo studioso faceva notare che questa cattolicità (cioè universalità) rappresentava un “unicum” storico nel quale intravedeva un mistero, li dove i tre sistemi politici per eccellenza non solo non combattevano tra loro, ma si fondevano in una sintesi  di straordinaria fecondità e vitalità creativa.
 
Messori ha più volte evidenziato come un’altra costante che la storia, nell’esperienza bimillenaria della Chiesa ha mostrato è che “nessuna chiesa particolare o nazionale è in grado alla lunga di resistere a chi detiene l’autorità e la forza del luogo.”
Per i cattolici invece, essersi potuti appoggiare nei momenti difficili al Papa e a quell’autorità sovranazionale che ad oggi è lo Stato Vaticano ha permesso loro di salvarsi da  quell’assimilazione che da sempre il potere politico ha tentato di fare con quello religioso.
“Uniti, alla fine la si spunta, magari pieni di lividi, ma bene o male superstiti; in ordine sparso non si ha modo di non farsi legare al carro del potente del momento.”
 
Che dire dei cattolici tedeschi che proprio per non aver potuto godere di quell’autorità sovranazionale, durante il nazismo non hanno potuto che soggiacere, minoritari, ai miasmi del nazismo che già avevano inquinato i polmoni di quella chiesa luterana che già nel 33 si era organizzata nel movimento dei “Cristiani tedeschi” e che con il programma “Nazione, Razza, Fuhrer” alle elezioni ecclesiastiche ottenne il 75% dei voti?
Nei Lander in cui i cattolici erano la maggioranza i nazisti, si sa, non riuscirono mai a spuntarla.
 
Di fatto come ha fatto notare Rene Grousset nel suo Bilancio della storia” :

“Il papato ha bisogno di una riserva territoriale, per piccola che sia, per garantirsi una indipendenza politica, senza la quale è fatalmente privato della libertà religiosa. Il patriarcato di Costantinopoli, che non aveva una base territoriale, fu totalmente asservito alla corte bizantina. I papi ad Avignone rischiarono di diventare semplici cappellani del re di Francia”.

 

Davvero sembrano infiniti i meriti, dei quali beneficano anche i critici (per lo più inconsapevoli), di cui ha goduto il nostro Paese per il semplice fatto di avere potuto ospitare nel suo seno un lembo di terra indipendente dove potesse poggiare  i piedi il successore di Pietro.

 “Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”

 

Se dunque viviamo in un paese che rivendica come conquista sociale la laicità dello stato e nel quale esiste l’indipendenza del potere religioso da quello politico e dove le cose di Dio sono nelle mani di uomini consacrati a Dio e quelle di Cesare ai cesari di turno, lo dobbiamo alla presenza della Chiesa e alla presenza al suo interno del successore di Pietro.

Conclusione

Giambattista Vico nel ‘700 parlava dell’ “eterogenesi dei fini”, cioè di  quel misteriosissimo meccanismo incastonato nella realtà per il quale capita sovente che le azioni degli uomini volgano spesso a conclusioni imprevedibili e talvolta diametralmente opposte rispetto al fine per il quale erano state pensate.
Finiamo con quel Nietzche con cui abbiamo iniziato e col suo “Bisogna che Dio muoia perché l’uomo viva”.

Chissà se almeno nell’ultima frazione della sua esistenza quando, prigioniero del suo mutismo, delle sue crisi nervose, delle paralisi  e dalla sua abissale solitudine, gli è stato permesso di scorgere  la misura di Verità delle sue parole, diametralmente opposta  al fine per le quali le aveva scritte: che cioè il 7 Aprile del 30 d.C davvero Dio era morto perché anche lui potesse vivere.
Chissà se la Luce dello spirito ha vivificato la sua straordinaria quanto distruttiva intelligenza.
Chissà se quella stessa Luce gli ha rivelato quanto, negli stessi mesi del 1888 in cui scriveva quelle parole, a due passi da quel modesto appartamento in affitto in quella piazza Carlo Alberto a Torino dove si trovava, 2 tra gli uomini che più somigliavano a quel nazareno che così tanto disprezzava, il Professor Faà di Bruno e l’umilissimo Don Bosco stavano terminando i loro giorni.
Loro sì, compivano le sue parole, e davvero stavano morendo consumati perché  l’uomo,incarnato negli ultimi fra gli ultimi, potesse vivere.
La verità che sorpassa ogni intelligenza e che fa convergere  tutto per “il bene di coloro che amano Dio” era messa in bocca al profeta della menzogna del “super uomo”  che avrebbe foraggiato l’impalcatura filosofica dei totalitarismi di 2 guerre mondiali.
La Verità aveva avuto misericordia anche di quell’uomo, si era chinata anche  su di lui, e chiedeva di parlare dalla bocca della sua disperante incredulità.
 
 
Leonardo Travaglini

 

 

 

Il papato?La più grande fortuna dell’Italiaultima modifica: 2012-10-28T21:44:00+01:00da gerbertus
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